Gioco
Ancora aperto il fascicolo contro Galeotti
Archiviata l’accusa di stalking, resta ancora quella che ipotizza la diffamazione di un dirigente
MASSA MARITTIMA. L’archiviazione del procedimento a carico del consigliere del movimento civico, Gabriele Galeotti, non riguarda tutte le contestazioni che gli sono state mosse da una dirigente comunale. È decaduta l’accusa di stalking, quella sì, ma non quella di diffamazione.
Resta quindi in piedi parte del procedimento partito nel 2015, quando si erano inaspriti i toni tra gli uffici del municipio di Massa Marittima e il leader di Massa Comune, al punto che uno dei dirigenti aveva reagito con una denuncia ufficiale, incassando anche il benestare dei sindacati che si opposero duramente ai «metodi intimidatori», così li definirono, utilizzati dall'opposizione.
La sentenza emessa dal tribunale di Grosseto è stata pubblicata nei giorni scorsi anche sul sito ufficiale della civica, in cui si leggeva appunto che il reato di stalking e minacce era stato archiviato in quanto non sussistono prove a riguardo, così come è saltato fuori dall’indagine. Va avanti invece il filone che riguarda le ingiurie. Tutto nasce dalle e-mail che Galeotti, in veste di consigliere comunale, aveva inviato dall’inizio della legislatura agli uffici per chiedere documenti o simili. E se questo avviene in tutte le amministrazioni, a Massa Marittima c’è qualcosa di diverso: ad esempio, il fatto che in poco più di due anni siano arrivate nella casella postale del dirigente oltre centottanta mail.
È questa montagna di messaggi che ha portato alla denuncia, sia per quanto riguarda lo stalking che per le ingiurie. Quest’ultime in particolare sono state riscontrate, secondo il dirigente, nei contenuti e nei toni che Galeotti usava nelle comunicazioni per poter accedere agli atti in veste appunto di consigliere comunale: parole ed etichette che hanno portato poi alla denuncia. Per quanto riguarda lo stalking, invece, l’accusa è archiviata, dato che legge alla mano questo non può essere perpetuato via email, dato che esistono metodi per indirizzare i messaggi direttamente nel cestino della casella postale. Una lettura che fa assumere un tono di particolarità al caso massetano, in quanto, come dipendente pubblico, il responsabile non può inserire nelle spam (la posta indesiderata) le comunicazioni di un consigliere comunale. La legge però è chiara a riguardo e per questo sono state archiviate le accuse legate alla persecuzione. In compenso, resta ancora in ballo la questione dei contenuti di quegli stessi messaggi. (a.f.)
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