Il Tirreno

Grosseto

L’Italia delle donne: la lezione di Amato

di VANNA F. BERTONCELLI

Il professore parla in prefettura sui 70 anni del voto a suffragio universale. E accende il dibattito

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di VANNA F. BERTONCELLI

È una donna del 2016, Anna Maria Manzone, Prefetto di Grosseto, a volere fortemente l’incontro con le donne del ‘46. Una rappresentanza delle elettrici è presente infatti, sul sagrato della cattedrale cittadina, alla cerimonia delle celebrazioni del 70º anniversario della fondazione della Repubblica Italiana. Accadeva il 2 giugno, poco meno di un mese fa.

Donne di una terra già amara resa ancora più amara dalla guerra. Volti e storie di donne. Vite di donne. Lavoratrici, spose, madri e studentesse vanno al voto. A testa alta, orgogliose di essere donne e donne cittadine di uno Stato in cui, per la prima volta si vota a suffragio universale. È il 10 marzo 1946 e il voto riguarda le elezioni amministrative. Trasversale alle condizioni sociali, culturali ed economiche la partecipazione alle elezioni. Nella prima consultazione a suffragio universale l’affluenza alle urne sfiora il 90 per cento e si ripete il 2 giugno per il referendum con cui il popolo decide tra Monarchia e Repubblica quando, il voto delle donne, si rivela determinante.

All’Assemblea Costituente le elette sono 21. L’Italia volta pagina. È il 1946 e si apre una nuova storia dove la diversità fa la differenza. Lungo e travagliato il percorso per il voto alle donne e, come spesso accade nel Belpaese, dipanatosi per lo più nei tribunali. Con il diritto di voto si è fatto molto, ma molto resta ancora da fare.

Un mese dopo, ieri, nella Sala di Rappresentanza del Palazzo del Governo, alla presenza dei sindaci, dei rappresentanti della Conferenza permanente e delle associazioni femminili del territorio il professor Giuliano Amato tiene la sua conferenza su “1946-2016: 70 anni di voto alle donne”. Occasione di riflessione insieme ai cittadini su punti cruciali quali la partecipazione alla vita pubblica, al signficato del voto, ai valori democratici fondanti la Repubblica Italiana. Nel saluto introduttivo il Prefetto, rivolgendosi alla signora Lazeri, una ragazza del ‘46, presente in sala accompagnata dal figlio, ricorda «la grande gioia negli occhi e nei sorrisi di quelle trenta signore» in piazza Dante il 2 giugno.

Giuliano Amato traccia i profili di donne che hanno lottato per l’emancipazione femminile e procede in una carrellata delle leggi sulla donna dal 1946 ad oggi, l'ultima delle quali, la n.119 dell’ottobre 2013, nota come la legge sul femminicidio.

Il professore appare gracile all’aspetto per il fisico minuto, asciutto. Un’intelligenza vivace, aperta alle cose del mondo lo tiene fuori dalla torre d’avorio dove solitamente riparano gli “intellettuali” nostrani. Buon comunicatore. Assertivo e insieme disponibile al dialogo assorbe l’attenzione dei presenti con toni e modi pacati.

Uomo di buona tempra, sottile politico, conosce l’arte del coinvolgere.

E sull’argomento femminicidio si apre in . sala un’animata discussione.

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