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Grosseto

Genio e... “regolatezza” nell’emergenza Concordia

Genio e... “regolatezza” nell’emergenza Concordia

Intuito, talento e abnegazione: così diversi geometri maremmani hanno contribuito a monitorare gli spostamenti del relitto dopo il naufragio

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Sempre più spesso i geometri si trovano a spendere la loro professionalità in delicati contesti operativi. In Maremma ne abbiamo avuto una prova durante l’emergenza della Concordia che ha visto due geometri maremmani, Mauro Alessandroni di Porto Santo Stefano e Marco Bisdomini di Grosseto, impegnati in incarichi particolarmente delicati nelle ore successive al naufragio.

«Quando fui chiamato la mattina del 14 gennaio dal comandante dei vigili del fuoco di Grosseto Ennio Aquilino non potevo immaginare cosa stesse per succedere – ricorda Mauro Alessandroni – Non avevo visto notiziari ed ero completamente all’oscuro dell’accaduto quando mi si presentò davanti un gigante appoggiato su un fianco che continuava a naufragare e di cui dovevo monitorare gli impercettibili spostamenti».

Quando Alessandroni arriva al Giglio tutto il mondo segue col fiato sospeso le operazioni di salvataggio. «Erano momenti di pura emergenza – dice il geometra argentarino – in cui c’era poco tempo per prendere le giuste decisioni che erano rese ancora più complicate dalle condizioni logistiche e dal meteo. Insieme al mio collega Attilio Benedetti, poi sostituito dal tecnico Andrea Vannucci, decidemmo di piazzare una stazione totale su una piccola scogliera di fronte alla nave e di fissare dei prisma riflettenti sulla sua struttura. Dovevamo però fare i conti con tanti fattori avversi: il freddo, il vento, l’instabilità della strumentazione, la durata delle batterie e l’assenza di illuminazione».

Alessandroni ricorda quei giorni interminabili passati a monitorare gli spostamenti della Concordia 24 ore su 24. «Tra una rilevazione e l’altra – dice – potevamo concederci piccoli momenti di riposo sulle rocce, sotto uno scoglio di granito, con il solo conforto delle coperte che ci venivano portate dai vigili del fuoco. Nelle settimane successive ci dotammo invece di strumenti tecnologicamente avanzati e adatti a operare su uno scoglio esposto alle intemperie. Installammo una strumentazione totalmente robotizzata, comandabile a distanza e in grado di compiere la lettura dei vari prisma che nel frattempo erano stati montati su altre parti della nave. Tale operazione ci consentiva di visionare i dati in tempo reale in una postazione ad hoc predisposta su una barca distante poche decine di metri dallo scoglio». Quelle rilevazioni hanno contribuito in modo determinante alle operazioni di soccorso post naufragio. (s.l.)

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