Querela archiviata «Nessuna minaccia alla dipendente»
La donna aveva denunciato il consigliere Gabriele Galeotti Per il giudice le e-mail potevano essere bloccate con un clic
MASSA MARITTIMA. Lo stato di ansia non è stato dimostrato. Così come non ci sono state persecuzioni, dato che, dice il giudice, «queste non possono essere perseguite via email», riferendosi al fatto che basta inserire l’indirizzo del mittente nelle spam, ossia nella posta indesiderata.
Un passaggio impensabile, perché chi ha sporto denuncia per minacce e persecuzione è una dipendente comunale e chi ha inviato queste email è un consigliere comunale, chiamato proprio a vigilare sugli atti dell’amministrazione.
«Il compito principale della minoranza è quello di vigilare sull’operato dell’amministrazione, verificando la correttezza e mettendo in luce ogni questione meritevole di critica e repressione», dice Gabriele Galeotti della civica Massa Comune, che proprio in questi giorni ha visto archiviare le accuse a suo carico mosse con una denuncia dalla dipendente comunale. Nello specifico, questi fatti risalgono all’ottobre 2015, anche se le carrellate di querele tra le varie forze politiche di Massa Marittima vanno avanti da molto più tempo.
Anche i sindacati, circa un anno fa, sono intervenuti sulla faccenda, sostenendo che i comportamenti della civica impedivano ai dipendenti comunali di svolgere con serenità i propri compiti. Ma questa sentenza emessa dal tribunale di Grosseto il 6 giugno scorso si riferisce a una denuncia ben precisa presentata dalla responsabile di uno degli uffici del municipio contro Galeotti, sostenendo che il consigliere d'opposizione, con i suoi continui attacchi via email e attraverso il suo sito, le impediva di svolgere serenamente il proprio lavoro, provocandole anche attacchi d’ansia.
Sette mesi dopo, il gip Sergio Compagnucci ha deciso di archiviare il caso, emettendo una sentenza che possiamo riassumere in due punti. Il primo è quello legato all’ansia. «È richiesto che il comportamento molesto abbia provocato un perdurante e fondato timore per la propria incolumità o per quella di un congiunto», si legge nella sentenza; tanto da rendere necessario «un cambiamento delle abitudini di vita». Però, dice il gip, «nessuno di tali eventi ha trovato conferma negli atti di indagine». Tra l’altro, «la legge richiede che lo stato di ansia sia perdurante e grave: tale aggettivazione è chiaramente deputata a negare rilevanza a mere condizioni di disagio o di disturbo».
L’altro aspetto della sentenza, invece, è quello legato alla persecuzione. «I comportamenti molesti denunciati, attraverso l’invio seriale in modo petulante di posta elettronica di contenuto vario», devono essere ricondotti «all’orientamento della suprema Corte, secondo cui la messaggeria telematica non presenta il carattere invasivo proprio del mezzo telefonico e il destinatario dei messaggi indesiderati può evitarne la ricezione agevolmente senza compromettere in alcun modo la propria libertà di comunicazione». Quindi: accuse archiviate. «Perché mi hanno querelato? Perché hanno paura di essere controllati» dice Galeotti attraverso il sito di Massa Comune. «È per questo motivo che è stato consigliato alla responsabile di querelarmi solo per averle richiesto di visionare taluni fascicoli tecnici», conclude il consigliere d’opposizione.
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