Sicurezza
Azioni beffa, appello a Vivarelli Colonna
Confconsumatori chiede al sindaco, membro del comitato consultivo della banca veneta, di sostenere la causa dei cittadini
GROSSETO. Spuntano nuovi casi di grossetani che hanno visto bruciare in un falò migliaia di euro di risparmi dopo il crollo del valore delle azioni della banca Popolare di Vicenza. Una decina sono i correntisti maremmani che già si sono rivolti a Confconsumatori perché rimasti impigliati nella nassa dei cosiddetti prestiti “baciati” – ti concedo il mutuo ma mi devi comprare un pacchetto di azioni – proposti dall’istituto veneto. Hanno perso tra 6.250 euro e 80.000 euro (è il caso-limite di una famiglia di Grosseto): 116.000 euro è la somma complessiva andata al macero. La cifra totale non è da capogiro, ma potrebbe essere la punta di un iceberg. Solo nelle ultime ore sono stati altri quattro i risparmiatori gabbati – arriviamo dunque a una quindicina di casi – che hanno bussato allo studio di Marco Festelli, avvocato grossetano, legale di Confconsumatori, per chiedere tutela. E intanto emerge che il neo sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, è membro del comitato consultivo della Toscana per la Popolare di Vicenza, come si legge nel curriculum on-line con cui si è proposto agli elettori. Va da sè che Confconsumatori si appelli al primo cittadino nell’interesse dei grossetani che hanno perso i loro risparmi.
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Baciati: da cosa? Si chiamano prestiti baciati, ma per il piccolo risparmiatore equivalgono al bacio della morte. Lo sono senza dubbio per 11.000 toscani, concentrati soprattutto tra Prato e Firenze. I maremmani grossetani baciati potrebbero invece essere trecento/quattrocento (la stima è prudenziale); la Popolare di Vicenza ha due sedi “autoctone”, entrambe ex CariPrato: una è a Grosseto, in via Manetti, l’altra a Follonica, in piazza Vittorio Veneto. La tattica, messa a segno soprattutto tra il 2013 e il 2014, è la seguente: ti rivolgi alla banca per chiedere un mutuo e il bancario di turno ti propone di acquistare azioni dell’istituto: non quotate quindi non negoziabili, se bruciano ti tieni la cenere; le compri e puoi godere di condizioni più favorevoli sulla concessione del credito. Così diventi socio: con i tuoi soldi sottoscrivi una quota di aumento di capitale della banca, ovvero, con i tuoi risparmi sostieni la patrimonializzazione dell’istituto che, generosamente, ti apre il rubinetto del credito. Finisce che ti metti in tasca azioni che un anno e mezzo fa valevano – ciascuna – 62,50 euro e che ora valgono 10 centesimi. Carta straccia. Colpa del mercato, si dice, che ha fatto naufragare il tentativo di quotarsi in Borsa da parte della Popolare vicentina, che ha evitato il fallimento solo grazie all’intervento del Fondo Atlante.
I gabbati: chi sono. Famiglie, giovani coppie intenzionate a mettere su casa, single costituiscono il variegato bouquet di chi in Maremma è rimasto con il cerino in mano. A qualcuno l’acquisto di azioni è stato proposto come investimento, mentre per la stragrande maggioranza – che si è rivolta alla banca per chiedere un mutuo o per garantire l’acquisto della prima casa dei figli – è stata usata la tattica descritta poc’anzi. «Molti dei correntisti – osservano Marco Festelli e Roberto Alessi di Confconsumatori – non avevano alcuna intenzione di investire in azioni della banca: si erano rivolti all’istituto solo per chiedere un finanziamento e, cedendo alle lusinghe dei dipendenti, ne sono diventati soci acquistando un pacchetto di un minimo di 100 azioni a 62,50 euro ciascuna».
La soluzione. Guardando al futuro, l’avvocato è però ottimista: «La Corte di Cassazione – nota Festelli – ha decretato la nullità dei mutui erogati dalla banca con l’unica finalità di cedere prodotti finanziari propri», i cosiddetti “mutui di scopo”. È fissato per il 23 giugno il (primo) tentativo di mediazione – dinnanzi alla Camera di Commercio, organo di conciliazione e arbitrato – per sei dei nove procedimenti contro la Popolare di Vicenza. «Se la mediazione andrà a buon fine – dettaglia Festelli – ci potrebbe essere un’offerta economica della banca, altrimenti procederemo con un’azione civile al Tribunale di Grosseto. Confidiamo che la Bpvi non voglia affrontare una serie interminabile di giudizi civili».
Il sindaco e la Popolare. Il sindaco Vivarelli Colonna fa parte del comitato consultivo della Toscana per la Popolare di Vicenza: è quanto si legge nel suo curriculum on-line. Chi fa parte del Comitato è di solito un professionista in grado di fornire consulenza alla banca. E cioè, nel caso in cui l’imprenditore Mario Rossi chieda un finanziamento per la sua azienda, la Popolare vicentina chiede al professionista che siede nel Comitato se Mario Rossi operi in un comparto redditizio o meno: obiettivo, capire se è solvibile o non lo è. Vivarelli Colonna, in qualità di presidente di Confagricoltura, ha dunque competenza per valutare la redditività di un’azienda agricola toscana. Il comitato consultivo per una banca non è propriamente la stanza dei bottoni dell’istituto di credito, ma scatta lo stesso l’appello al sindaco che nell’aprile 2015 applaudiva a un accordo tra Confagricoltura Grosseto e Popolare di Vicenza sul “Progetto credito”. «Non so quale sia il ruolo che Vivarelli Colonna ricopre o ricopriva – dice Festelli quando gli mettiamo sotto il naso il curriculum del sindaco – ma spero che possa darci suggerimenti nell’interesse di questi cittadini grossetani che hanno perso i loro risparmi». L’appello è partito.
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