Il Tirreno

Grosseto

Vendita sulla spiaggia: pronto ricorso al Tar

Il titolare di una ditta impugna la graduatoria stilata dal Comune di Scarlino: «Così è irregolare»

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Dopo Castiglione della Pescaia, è pronto a dare battaglia anche a Scarlino.

Il titolare della ditta Benigno, che opera nel settore del commercio itinerante sulle spiagge, lo aveva detto del resto una volta pubblicato l’esito del bando: «le graduatorie stilate dall’amministrazione non sono valide».

Un bando che ha escluso i suoi carretti dalle spiagge scarlinesi per l’estate 2016 e su cui l’amministrazione, nonostante le rimostranze del privato, non è voluta tornare sui suoi passi.

Ma lui, convinto di aver diritto ad un maggior punteggio in quelle graduatorie contestate, non ci sta e ha presentato un ricorso al Tar contro cui si è già costituito in giudizio il Comune. Sono due i punti che contesta l’ambulante sulle graduatorie stilate dalla commissione. Primo di tutti: la questione dell’anzianità. Il bando infatti prevede l’assegnazione di un determinato punteggio per la graduatoria a quelle ditte che da maggior tempo operano sull'arenile scarlinese. Ma questo criterio va contro la normativa secondo l’ambulante, perché la legge dice che l’anzianità deve valere su tutto il territorio nazionale e non soltanto per quella in un unico Comune. «È lo stesso motivo per cui abbiamo impugnato la graduatoria a Castiglione e il tribunale ci ha dato ragione» ha spiegato a inizio maggio quando è venuto fuori il caso.

La sua ditta Benigno non ha mai venduto un solo gelato sulle spiagge scarlinesi: anni fa ne aveva fatto richiesta, ma fu respinta perché presentata fuori tempo massimo. Però è dal 2008 che lavora sulle coste toscane, da Castiglione fino a Rosignano passando per Piombino.

Il secondo aspetto che l’ambulante ha inserito nel suo ricorso è «un illecito sdoppiamento di punti» tra due ditte che hanno invece ottenuto il nullaosta: rispettivamente la seconda e la quarta classificata.

Il fatto è chiaro, spiega nel ricorso, con la prima che ha ceduto un ramo di azienda alla seconda. Per la precisione, ha venduto alla ditta che poi è arrivata quarta una fetta delle attività che fanno riferimento a delle autorizzazioni rilasciate nel 2001. «Tu non puoi conteggiare una autorizzazione su due partite Iva distinte - ha spiegato il titolare della ditta a inizio maggio - contando poi che la legge prevede, in caso di vendita di un ramo di azienda, l'astensione della ditta che ha venduto per cinque anni».

Alfredo Faetti

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