La manifestazione
Comprano azioni, perdono 80.000 euro
Famiglia grossetana invischiata nei titoli della Popolare vicentina. Già una decina i casi locali, il legale: ne spunteranno altri
GROSSETO. Dal Veneto alla Maremma: la debacle della Popolare di Vicenza produce riverberi anche nel Grossetano. Nove piccoli risparmiatori hanno bruciato decine di migliaia di euro per colpa delle cosiddette operazioni “baciate” di finanziamento, ovvero soldi liquidi concessi ai correntisti in cambio dell’acquisto di azioni dell’istituto vicentino. La decina di casi – per i quali Confconsumatori Grosseto sta già affilando le spade – potrebbe però rappresentare solo la punta di un iceberg. In Toscana i beffati dall’affaire Popolare si stima siano 11.000 (dato Confconsumatori), con una particolare concentrazione tra Prato e Firenze.
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L’identikit dei gabbati. Famiglie, giovani coppie intenzionate a mettere su casa, single costituiscono il variegato bouquet di chi in Maremma è rimasto con il cerino in mano. «Hanno perso tra 6.000 e 80.000 euro» dettaglia Marco Festelli, avvocato, legale di Confconsumatori, già in prima linea per contenere gli effetti del crac Etruria. Il caso della cifra-limite – 80.000 euro al macero – riguarda una famiglia grossetana a cui la Popolare aveva proposto un investimento. In molti casi però i clienti sono rimasti invischiati nelle azioni spazzatura perché avevano bussato alla porta della banca per chiedere un mutuo finalizzato all’acquisto dell’abitazione.
Due filiali. Che c’entra la Popolare di Vicenza – istituto veneto – con la Toscana e la Maremma Grossetana? C’entra. Innanzitutto perché quando si parla di risparmio investito in titoli è ormai impossibile alzare steccati protettivi a tutela del Belpaese versus il mondo, figuriamoci entro i confini nazionali: pensiamo alle ripercussioni dei Tango Bond – default argentino, era il 2002 – sui risparmiatori italiani; ai grattacapi procurati a Unicredit dal crac Lehman Brothers: era il 2008; alla fibrillazione dei mercati finanziari nell’attesa dell’esito del referendum britannico (rimanere in Europa o lasciarla?). E poi perché in loco ci sono due filiali “a marchio” Popolare di Vicenza: la ex CariPrato di via Manetti di Grosseto e quella di Follonica.
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Il giochino. La tattica è quasi sempre la stessa (e ad essa la banca vicentina ha fatto ricorso soprattutto nel 2013-2014). Vuoi un mutuo? Io direttore dell’istituto di credito posso anche concedertelo, ma se vuoi godere di condizioni agevolate, devi diventare socio sottoscrivendo una quota di aumento di capitale, devi acquistare insomma azioni della banca. Azioni “pure”. Azioni non quotate in borsa, e dunque non negoziabili né cedibili: se reggono alla performance, buon per te; ma se vanno in fumo, sei costretto a tenertele lì ad intossicare l’aria del tuo portafoglio (svuotato), a meno che qualche furbetto del piazzamento titoli non ti trovi qualcuno a cui rifilarle. Parliamo di azioni che all’atto dell’acquisto valevano 62,50 euro – tanto le aveva valutate il Cda delle banca veneta – e che ora sono crollate a 10 centesimi di euro. Carta straccia.
Punta dell’iceberg. Ci troviamo ancora nella prima fase di misurazione della platea dei gabbati: «Siamo appena agli inizi - valuta Festelli - Stiamo assistendo una decina di clienti grossetani ma (gli invischiati, ndr) potrebbero essere molti di più: si trattava del resto di un modus operandi consolidato da parte della banca».
La soluzione. Festelli – che il 23 giugno, d’innanzi alla Camera di Commercio, seguirà il primo tentativo di mediazione per sei risparmiatori – è ottimista, almeno per quei casi (che sono la metà di quelli seguiti da Confconsumatori) per cui c’era un mutuo in ballo: «La Cassazione – spiega Festelli – ha stabilito che sono nulli i cosiddetti “mutui di scopo” (ti vendo azioni per concederti un finanziamento), la banca non può giocare contemporaneamente il ruolo di finanziatrice e venditrice». Non resta dunque che attendere gli sviluppi.
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