La fine annunciata di un centrosinistra maestro di autogol
Il centrodestra vince prendendo 2.000 voti più del 2011 Il Pd ne perde 8.000, logorato da faide interne e incertezze
di EMILIO GUARIGLIA
Grosseto svolta a destra. Vent’anni fa l’identica notizia, la vittoria del forzista Alessandro Antichi, ebbe la forza dirompente di una bomba: per la prima volta nella storia della Repubblica, infatti, un capoluogo della Toscana rossa scendeva dalla Quercia (falce e martello erano già in soffitta) e saltava sul treno del berlusconismo.
Altri tempi. Da quel 1997 che appare preistoria la Toscana ha vissuto più e più svolte, a destra o verso le galassie a Cinque Stelle, in tante altre città grandi e piccine. Il trionfo di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, dunque, oggi fa meno sensazione. Non dà scandalo, non fa gridare più alla crisi di un modello ideologico e di governo perché quel modello in crisi di identità c’è già da un pezzo. E in quella crisi, nelle città così come a Palazzo Chigi, a volte vinci a volte perdi.
Insomma, la Maremma i suoi “sindaci destri” li ha già avuti (anche a Orbetello e a Castiglione) e il risveglio del 20 giugno 2016 non è un trauma. Certo però non è neppure un fatto qualunque. Anzi. Il ribaltone di Grosseto pesa eccome, nello scacchiere politico regionale e persino nazionale. Da oggi l’Area vasta Toscana Sud è a trazione centrodestra, sull’asse Grosseto - Arezzo. E siccome l'Area vasta agisce su servizi strategici come acqua, rifiuti e sanità, ecco che per Firenze l’aria del sud ha un profumo indigesto.
Un venticello che agiterà anche Roma. Per il centrodestra nazionale il modello grossetano (uniti si vince) fa effetto viagra, con una ciliegina in più: Vivarelli Colonna centra l’obiettivo anche grazie a un’esplicita e inedita apertura all'M5s che _ se il nuovo sindaco rispetterà l'impegno preso _ avrà un ruolo attivo nell'amministrazione. Laboratorio di dialogo, insomma, che in prospettiva del caldissimo autunno referendario del Pd renziano suonano al Nazareno come un ulteriore campanello d’allarme.
Ma perché a Grosseto ha vinto Antonfrancesco Vivarelli Colonna? Non perché il centrodestra segni prestazioni clamorose: i voti in termini assoluti che raccoglie Vivarelli Colonna nel 2016 non sono poi tanti di più (circa 2.000) di quelli che prese Mario Lolini senza l’Udc cinque anni fa. Cambiano semmai, nello schieramento, gli equilibri di forza, con la Lega di Salvini che cannibalizza gli alleati.
Il punto vero è che a Grosseto ha perso il centrosinistra. Ha perso il Pd, che mai come in questa tornata elettorale ha sbagliato l’impossibile. Ha messo in piazza faide intestine e giochi di potere e fino a poche settimane dal voto non ha mai dato la sensazione di seguire una rotta precisa, se non quella verso il regolamento dei conti interni.
Nel naufragio si salva, e bene, Lorenzo Mascagni. L’avvocato chiamato all’ultimo tuffo ha fatto un mezzo miracolo, ha raddrizzato la barca, ha rotto gli indugi sulla linea del cam. biamento, ha lottato fino all’ultimo. Ma è arrivato troppo tardi, quando gli elettori erano ormai in fuga e per di più nel pieno di una contingenza nazionale (Torino e Roma insegnano) in cui contro il Pd è schierato “tutto il resto del mondo”.
È Mascagni la consolazione del centrosinistra. È giovane, nella sua lista si è circondato di persone nuove e interessanti e se avrà voglia di non mollare potrà essere, come capogruppo di opposizione, il perno intorno al quale ricostruire una classe dirigente vincente.
Altro non ha oggi il Pd, se non il lontano futuro. Il presente è tutto di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il candidato del centrodestra che avviò la sua campagna elettorale con un discorso “da centrosinistra”, di Giorgio La Pira. A Vivarelli Colonna il compito di mantenere i tanti impegni elettorali, ma anche e soprattutto il difficile equilibrio tra il suo profilo “civico” _ chiave del suo successo _ e il peso della destra-destra nella coalizione. Le prime mosse, a partire dalla giunta, daranno subito la misura della sua forza e delle sue intenzioni. Intanto però pensi a far festa: dopo sette mesi di maratona, a missione compiuta, se la merita tutta.
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