Il Tirreno

Grosseto

CON BONIFAZI SI CONGEDA UN’EPOCA

di STEFANO ADAMI

di STEFANO ADAMI C’è stato un tempo in cui l’Italia, oltre a credere alla propria rinascita, credeva che questa sarebbe venuta dai sindaci delle città. Era un tempo in cui i partiti, che avevano...

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di STEFANO ADAMI

C’è stato un tempo in cui l’Italia, oltre a credere alla propria rinascita, credeva che questa sarebbe venuta dai sindaci delle città. Era un tempo in cui i partiti, che avevano – come si dice – mandato l’acqua all’insù nel Belpaese, stavano perdendo terreno. Lasciavano un gran vuoto. Una legge nuova sull’elezione diretta del sindaco faceva pensare che, nelle varie città, quel vuoto di potere, di fiducia, avrebbe potuto riempirlo la personalità e la creatività del primo cittadino. Che poteva imporsi sui partiti che affollavano i consigli comunali e sostenevano le varie amministrazioni. Il nuovo sindaco sarebbe arrivato con buone idee, strategie di crescita, nuove strade da percorrere.

Erano i tempi della “società civile”, i tempi in cui si parlava di “partito dei sindaci”. Ma sono stati brevi e solo apparentemente felici. I partiti sono tornati dagli atri muscosi e dai fori cadenti per dettare l’agenda e la lista delle cose possibili e non. E i sindaci non hanno potuto, nella maggioranza dei casi, o saputo sottolineare la loro autonomia. Anche loro dovevano essere eletti; anche loro avevano bisogno di voti in consiglio comunale. Senza partiti nulla si fa.

E cosi a Grosseto arrivò, da Follonica, dove era stato già due volte sindaco, Emilio Bonifazi. Grosseto cercava fuori il proprio primo cittadino. Significativo.

Il nuovo sindaco giunse con un nome roussoiano, Emilio, e un cognome dantesco (“Sei tu già costì ritto, sei tu già costì ritto, Bonifazio? Di parecchi anni mi mentì lo scritto...”). «Questo sindaco conterà», pensarono molti grossetani alla sua elezione. La prima legislatura passò con Grosseto che aveva uno squadrone di calcio. La seconda si svolse mentre l’Europa inviava la famosa lettera che bocciava Berlusconi, puntava su Monti e indicava democraticamente alcune urgenti misure. Tra cui il taglio delle amministrazioni provinciali. Che fare? Si eliminano, si assorbono, si ricombinano? Dopo lungo dibattito furono assorbite, e da allora il nostro è anche presidente della Provincia.

La città è oggi assai più complicata di quando Bonifazi entrò nella stanza del sindaco. E stavolta ha bisogno davvero di una direzione.

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