Finanza
«Geotermia, non c’è rispetto per l’Amiata»
Cinigiano: Barbagli contesta l’assessora regionale e sottolinea il contrasto con la vocazione territoriale agricola
CINIGIANO. Quali sono le intenzioni della Regione Toscana sulla geotermia? L’assessora Federica Fratoni accenna a “uno splittamento” fra media e bassa entalpia, e definisce inevitabile la ricerca geotermica in quanto ricerca mineraria. Si comprende, in ogni caso, che sulla geotermia la Regione sta giocando la sua partita.
Ma il gruppo A/ gente comune di Cinigiano guidato da Giovanni Barbagli non ci sta e scrive una lettera aperta all’assessora all’ambiente secondo la quale «la geotermia è la leva per il rilancio economico. È un asset energetico irrinunciabile per la Toscana e il Paese». Su queste ed altre dichiarazioni dell’assessore, nel corso dell’audizione in commissione Ambiente, presieduta da Stefano Baccelli il 15 giugno, insorge l’opposizione di Cinigiano guidata da Giovanni Barbagli che chiosa: «Ce ne è abbastanza per capire che il programma regionale sulla geotermia è il suo cavallo di battaglia». Barbagli e i suoi incalzano: «Prima di parlare a 360 gradi è bene che lei ci dica quali sono i criteri per l'attività geotermica, per la ricerca e per lo sfruttamento, dopo la moratoria dell’agosto 2015». Barbagli ricorda anche che i sindaci si sono espressi contro ulteriori sfruttamenti geotermici in Amiata e scrive: «Il conflitto istituzionale che lei apre con i comuni interessati soprattutto dell’Amiata, che si sono espressi in modo contrario allo sviluppo geotermico, non è da poco, prima per mancanza di rispetto per il ruolo dei comuni e dei sindaci; poi, soprattutto, per il contrasto tra programmazione regionale e programmazione locale. E se gli strumenti comunali si esprimono contro la geotermia, cosa fa, lei va avanti lo stesso? E la volontà delle comunità locali? La sua affermazione della geotermia come leva dello sviluppo mal si concilia con la vocazione del territorio dell'Amiata a prodotti di qualità (olio, vino, castagne) come hanno affermato i 65 imprenditori nella petizione che è stata consegnata alla Commissione ambiente ad agosto 2015. Le consiglio poi di non dimenticare le valutazioni epidemiologiche in corso di studio per i rischi della geotermia sulla salute e non ancora concluse. Forse la renderebbero più attenta e meno avventata».
Vale la pena aggiungere che il presidente Baccelli e l’assessora Fratoni hanno ribadito che la commissione ha svolto anche due sopralluoghi (Larderello e Amiata), toccando con mano esigenze territoriali ed imprenditoriali. E che quindi c’è «ferma volontà di coinvolgere le comunità locali». Il coinvolgimento, dunque, parrebbe essere un punto fermo, nella proposta di legge all'esame della commissione (Disposizioni in materia di impianti geotermici) che punta a raggiungere un'intesa istituzionale (Regione/enti locali), per la localizzazione e la realizzazione degli impianti. Invece, sulla questione della individuazione delle aree non idonee alla geotermia, uno dei punti chiave di comitati, cittadini e istituzioni locali, pur dichiarandosi disponibile a «riaprire il confronto», ha chiarito che vi sono limiti imprescindibili: «la geotermia è attività mineraria, presuppone un’attività di ricerca che per sua natura è libera e quindi inevitabile e non è possibile individuare aree idonee e non idonee». E infine «potremmo valutare uno “splittamento” tra media e bassa entalpia» , ha proposto l'assessora che ha concordato anche sulla necessità di «informare e rendere accessibili i dati ai cittadini».
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