Il Tirreno

Grosseto

Affaire biogas: otto rinviati a giudizio

di Francesca Gori
Affaire biogas: otto rinviati a giudizio

Cinigiano Agri Power: il Gestore dei servizi energetici sarebbe stato raggirato dalla società per 2,5 milioni di euro

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CINIGIANO. Il Tribunale del riesame aveva disposto la revoca del sequestro preventivo dell’impianto e delle somme; la Cassazione aveva poi dichiarato inammissibile il ricorso dei pm. Ma la Procura aveva ritenuto che c’erano spazi e argomenti per un processo nei confronti dei presunti responsabili di una truffa da 2,5 milioni ai danni di Gse, il Gestore dei servizi energetici, che sarebbe stata messa a segno con l’impianto di Camona a Santa Rita. E il giudice De Vincenzi, ieri mattina, ha rinviato a giudizio gli indagati. È finita così l’udienza preliminare che vedeva sul banco degli imputati otto amministratori della società.

Insieme a Marzio Scheggi (presidente di Cinigiano Agri Power Plus fino all’ottobre 2013), Andrea Salzillo (direttore dei lavori e responsabile dell’impianto) e Giovanni Di Meo (amministratore delegato tra il 2012 e il 2014 e consigliere di Renewex proprietaria di quote di Cinigiano Agri Power) furono iscritti nel registro degli indagati anche Nicolò Marzano, presidente del cda di Cinigiano Agri Power dal marzo 2014, Antonio Pinto e Biagio Vallefuoco, componenti del cda di Renewex e comunque co-amministratori di fatto di Cinigiano Agri Power, Alessandro Metz, componente del cda di Cinigiano Agri Power, Giancarlo Batignani, il professionista redattore della relazione tecnica per il Programma aziendale pluriennale di miglioramento agricolo ambientale. E anche la Cinigiano Agri Power è stata indagata, per l’illecito amministrativo.

Ieri, dopo un’ora e mezzo di discussione davanti al giudice De Vincenzi, sostenuta dagli avvocati difensori degli imputati durante l’udienza preliminare, Scheggi, Salzillo, Di Meo, Marzano, Pinto, Vallefuoco, Metz e Batignani sono stati rinviati a giudizio e il dibattimento si aprirà per loro l’8 novembre davanti al giudice Andrea Stramenga.

Gli imputati devono rispondere di truffa per tutta una serie di condotte ritenute illecite dai sostituti Alessandro Leopizzi e Salvatore Ferraro, dalla presentazione alla Provincia dell’autorizzazione unica alle false attestazioni sull’alimentazione dell’impianto; dalla richiesta di riconoscimento di qualifica di impianto a fonti rinnovabili alla falsa attestazione di entrata in esercizio; dalla conclusione lavori per una parte dell'impianto alla richiesta di proroga per la messa a regime non comunicata a Gse.

Secondo l’accusa l’impianto sarebbe stato alimentato con digestato liquido per 2.000 tonnellate (che arrivavano anche da Biogas Merse Siena) e con biomasse esterne per 9.000 tonnellate (dalla Pianura padana, da Foggia e da varie località toscane); quantità non prodotte nella medesima azienda agricola, per oltre il 50%, così da incidere sulla qualità di imprenditore agricolo della società. Contestata anche la dichiarazione di autoproduzione di 15.570 tonnellate di biomasse aziendali (la produzione reale sarebbe stata di 4.290).

Le biomasse sarebbero arrivate da ben oltre i 70 km della filiera corta: sarebbero state fatte arrivare al Consorzio agrario e poi girate al Camone con documenti intestati al Consorzio.

Gli amministratori avrebbero poi chiesto a Gse, ogni mese, l'erogazione di incentivi e delle somme dovute per la produzione di energia. Avrebbero così ingannato la Provincia e Gse.

Il tutto fino al giugno 2015. Inoltre, Salzillo, Di Meo e Marzano devono rispondere degli scarichi abusivi di acque reflue industriali, che finivano nell’Orcia.

L’udienza preliminare di ieri mattina ha visto protagonisti gli avvocati difensori che per oltre un’ora e mezzo hanno spiegato la posizione dei loro clienti. Il giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi ha decido di rinviare tutti a giudizio.

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