La manifestazione
Inail condannato a risarcire i superstiti
L’ente aveva negato la rendita alla famiglia di un operaio morto in un incidente stradale perché aveva la patente scaduta
GROSSETO. Era morto in un incidente stradale, mentre guidava l’auto sulla quale viaggiava anche un altro collega deceduto. Sembrava destinato a essere classificata come una morte per causa violenta in occasione di lavoro ma, al termine dell’iter di formazione della pratica, l’Inail aveva negato alla famiglia la rendita: «l’infortunio non risulta avvenuto per rischio lavorativo» e Gafur Redjepi guidava con patente scaduta.
Il giudice del lavoro ha però dato ragione alla famiglia dell’operaio macedone, morto la mattina del 17 luglio 2013 dopo un tragico scontro sulla strada del Cipressino: il dottor Marco Mezzaluna ha dichiarato che l’incidente mortale è avvenuto in occasione di lavoro, ha individuato la moglie e i tre figli come superstiti aventi diritto alla rendita e ha infine condannato l’Inail a versare i ratei alla famiglia.
Ai primi dell’anno scorso l'avvocato Davide Botti aveva presentato ricorso per conto della vedova di Gafur, che all’epoca dell'incidente aveva 32 anni. Quella mattina l’uomo era insieme a due colleghi e si stava recando al cantiere Enel di Bagnore, a Santa Fiora, come stava facendo da 20 giorni per incarico del suo datore di lavoro. A Santa Rita, il loro monovolume Sharan si era scontrato con un autocarro Iveco, il cui conducente aveva poi patteggiato 11 mesi per duplice omicidio colposo (2014). L’Inail aveva aperto la pratica, quantificando anche il rateo, ma pochi mesi dopo aveva dato comunicazione del dietrofront: non si era trattato di un infortunio sul lavoro, c’era stato un “rischio elettivo” perché Redjepi aveva guidato il veicolo aziendale con patente scaduta già nel 2011.
Mezzaluna è invece del parere che l’ambito lavorativo sia inconfutabile: l’operaio si stava trasferendo con i colleghi nella sede di lavoro, dopo aver preso servizio alla sede. Il rischio elettivo prospettato da Inail secondo il giudice è configurabile solo in presenza di un atto volontario o abnorme, per impulsi personali, senza alcun nesso con l'attività lavorativa. Nessuno di questi tre casi ricorre: l'infortunio è avvenuto durante il normale orario lavorativo, su un mezzo aziendale, con altri colleghi, lungo il consueto tragitto, nel rispetto delle disposizioni del datore di lavoro. E non è un infortunio in itinere.
E la patente scaduta? «Il povero Gafur non si stava divertendo né stava soddisfacendo l’irrefrenabile impulso di provare a guidare un autocarro per soddisfare una esigenza personale del tutto avulsa dal contesto lavorativo (come se durante il lavoro, per divertirsi, si fosse messo alla guida di un veicolo speciale, pur non avendo l’abilitazione e non sapendo come fare, tanto per vedere che effetto faceva). Il povero Gafur stava lavorando, sapeva bene come guidare quel veicolo per averlo fatto molte volte e, come ordinato, stava trasportando sé e i suoi colleghi sul cantiere. È pur vero che aveva la patente scaduta, ma questo evento, avente valenza esclusivamente amministrativa e non costituendo alcun illecito penale, non trasforma la sua condotta in atto abnorme, illogico ed estraneo alle finalità lavorative».
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