La manifestazione
Preselle, pecore sbranate davanti al loro pastore
SCANSANO. Vede due predatori che gli sbranano le pecore. Urla, tira sassi, si sbraccia per allontanarli. Ma quelli, niente. Poi si fa coraggio e comincia ad avvicinarsi al suo gregge. E a questo...
SCANSANO. Vede due predatori che gli sbranano le pecore. Urla, tira sassi, si sbraccia per allontanarli. Ma quelli, niente. Poi si fa coraggio e comincia ad avvicinarsi al suo gregge. E a questo punto, dopo aver finito di divorare viva una pecora, i predatori si allontanano.
È successo martedì mattina all’azienda Zizi di Preselle (Scansano). «Albeggiava – dice Antonio Zizi – avevamo mandato già due o tre greggi al pascolo e i nostri sei cani erano con loro. Restavano, vicino all’azienda, le pecore pronte per la mungitura. Quando siamo andati a prenderle, davanti a noi c’era la guerra. Due “lupi” color marroncino chiaro, con testa da lupo, orecchie lunghe, insomma tutte le fattezze del lupo, stavano divorando le pecore. A nulla sono valse le mie urla e i sassi che lanciavo. Lì per lì ho avuto paura di avvicinarmi ma, dopo aver assistito per circa un minuto a quello strazio, ho cominciato a correre verso le pecore e i lupi. Allora quelli si sono allontanati».
L’azienda è stata duramente colpita dalle predazioni anche l’anno scorso: nel marzo e nell’ottobre 2015 ci fu una strage di 43 pecore in un sol colpo.
Stavolta il bottino dei predatori è più contenuto: cinque pecore mancano all’appello, due divorate e tre disperse.
Zizi in genere, divide le pecore in 10-12 greggi e quattro sono da mungitura. I cani, dieci in tutto, di cui fanno parte quattro cuccioli, seguono i gruppi che vanno a pascolare.
«I quattro cuccioli restano vicino al capannone – spiega – perché ancora sono piccoli e devono imparare. Ma le pecore da mungere che si trattengono vicino alla stanza della mungitura non dovrebbero aver bisogno di cani. Invece nemmeno così stiamo al sicuro. L’aggressione di stamani ce lo dimostra. Questi due animali che ho visto sono ormai stanziali. E sono furbissimi. Studiano il momento più opportuno in cui entrare nel gregge, quando le altre pecore sono al pascolo coi cani e noi siamo dentro lo spazio della mungitura. È impossibile vivere e allevare così».
Gli allevamenti di Zizi sono estensivi; le pecore devono muoversi per trovare l’erba. «Non usiamo metodi intensivi – dice Zizi –. Non diamo antibiotici o altre medicine alle nostre pecore, come ogni tanto si sente per gli allevamenti di maiali. Le nostre pecore sono sane, forniscono latte per il pecorino dop. Ma non si capiscono queste cose? Non si capisce che oltre alla predazione in sé ci sono i danni indotti, la perdita di latte, lo stress che fa rifiutare la monta alla pecora, che nell’arco di un anno non produrrà più nulla, ma che noi continueremo a mantenere?».
Zizi se la prende con la Regione («i 400 milioni per i risarcimenti sono una sciocchezza»). (f.b.)
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