Toscana
Operazione trasparenza per vincere la corruzione
Il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, a Grosseto per la firma del protocollo. Le difficoltà oggettive, la sfiducia degli imprenditori e le critiche degli avvocati
GROSSETO. Quattro pilastri per contrastare la corruzione: prevenzione, trasparenza, probità dei funzionari, sistema degli appalti. Passa da qui la “ricetta” che il presidente dell’autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, indica anche per la Maremma.
Anche Grosseto, anche la Procura di Grosseto, firma con l’Anac il Protocollo di collaborazione, a corollario del convegno svoltosi agli Industri. Un protocollo che ha lo scopo di rinsaldare i vincoli preventivi, anche in funzione repressiva, ma che da solo non potrà mai sconfiggere “il male”, perché ciò di cui c’è bisogno è di una «cultura della legalità», come sottolinea il procuratore capo Raffaella Capasso, già collega di Cantone, che introduce gli interventi e che richiama «l’opera moralizzatrice del pool di Mani Pulite»; «ce n’è bisogno anche tra i giovani», ricorda il sindaco Emilio Bonifazi, parlando tra l’intervento del prefetto Anna Maria Manzone e quello del presidente del Tribunale, Giovanni Puliatti.
Pubblicità e fatti. Anche la Maremma, dove la corruzione esiste ma ha un ambito circoscritto (dal 2010 al 2015 sei fascicoli arrivati in Tribunale su un totale di oltre 300 delitti contro la pubblica amministrazione in generale), deve dotarsi in modo più organico degli strumenti soprattutto preventivi, di tipo amministrativo. E dagli avvocati della Camera penale è arrivato invece un sollecito: «Serve una riforma organica del codice penale e del codice di rito - dice il presidente Carlo Valle - Non si deve pensare che noi avvocati amiamo arrivare alla prescrizione. Di questa riforma si è fatta tanta pubblicità e poco costrutto».
Legalità e Comuni. Frecciata anche dal presidente dell’Ordine, Luigi Bonacchi, che rivendica l’azione dell’Avvocatura contro l’imposizione delle nuove norme anche agli organi dei legali (Cantone poi precisa che «è chiaro che un Ordine è differente da un Comune, ma la legge è arrivata solo dopo»). Bonacchi poi coglie l’occasione di ricordare come l’appuntamento di ieri dedicato alla “Legalità nell’azione amministrativa” arrivi in un momento particolare, «a pochi giorni dall’elezione del sindaco del capoluogo», da considerare come «un serio impegno preventivo». Ce ne sono, di sindaci, in sala. Ci sono anche tanti rappresentanti delle forze dell’ordine. Impossibile, per chi segue la cronaca, non ricordare i blitz e i processi che si sono susseguiti anni fa in vari Comuni maremmani, con altri protagonisti.
Favori e burocrazia. Perché la corruzione c’è anche qui. E la possono toccare con mano «i tanti imprenditori sfiduciati che si rivolgono a noi - dice il presidente dell’Ordine dei commercialisti, Mario Morandini - che si scontrano con un muro di favori fatti ad altri soggetti». Il male, forse, è «la burocrazia eccessiva». Ma i commercialisti non hanno dubbi: «Noi collaboriamo». E collaborano anche le banche, aggiunge Francesco Carri presidente della Banca della Maremma, dove «una rivoluzione culturale ha reso più responsabile tutto il personale nella individuazione dei soggetti e delle operazioni svolte».
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Operazione trasparenza. L’Italia, comunque, ha un vantaggio: «Abbiamo la legge migliore del mondo - dice Cantone forse stupendo la platea - È quella che ha dato il via ad “Amministrazione trasparente”, i siti dove le amministrazioni sono obbligate a indicare tutto ciò che accade in un appalto». In questa classifica in realtà, aggiunge, al primo posto c’è la Gran Bretagna, «ma lì ci hanno messo quattro anni per varare la legge, noi solo quindici giorni». Cantone comprende le difficoltà di un piccolo Comune a mettersi al passo, anche solo con l’individuazione di un responsabile anticorruzione previsto dai Piani di prevenzione, ma dichiara che la strada è inderogabile. «La repressione non basta, lo dico da ex pm. La corruzione è difficile da scoprire, perché nessuna delle parti ha interesse a sollevare il problema: spesso ci si arriva da altre strade. Se negli anni si è parlato meno di corruzione è solo perché il tema si è inabissato».
Tutti danneggiati. Sulle cifre che vogliono l’Italia in fondo alle classifiche come percezione della corruzione e con valutazioni tra i 60 e i 100 miliardi di euro, Cantone spiega che c’è poco o nulla di attendibile. E che il pagamento di una tangente, anche se invisibile, finisce per danneggiare tutti: la comunità in primo luogo, la concorrenza tra le ditte, l’innovazione. Un abbassamento del livello che influisce anche sulla fuga dei cervelli. Perché non viene premiato mai chi è più bravo, solo chi è più ammanicato. Rimediare è doveroso.
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