Sicurezza
Tentato omicidio alla stazione: condannato a 5 anni e 4 mesi
Franco Quacquarelli ha protestato vivacemente alla lettura della sentenza con il rito abbreviato
GROSSETO. A Franco Quacquarelli non andavano giù i 6 anni chiesti dalla Procura, figuriamoci se possono essere ben digeriti i 5 anni e 4 mesi poi inflitti dal giudice. Lui voleva essere assolto dall’accusa di tentato omicidio del marito della donna con la quale aveva avuto una relazione e che aveva poi affrontato nel pomeriggio del 23 ottobre scorso. E quando il giudice Sergio Compagnucci ha letto la sentenza, Franco ha manifestato ad alta voce il suo dissenso, incurante degli appelli alla moderazione che gli sono stati più volte indirizzati, da varie parti. Ha protestato la sua innocenza, ha ribadito che non gli era nemmeno passato dalla mente di voler uccidere, ha lamentato di aver “perso” il figlio. Grida che si sono udite bene anche fuori dall’aula nella quale ieri mattina si è svolta l’udienza, in camera di consiglio.
Condannato, con lo sconto del rito abbreviato, con aggravanti e attenuanti che si sono bilanciate, ma comunque condannato. E Quacquarelli dovrà attendere fino al 20 luglio, giorno massimo di deposito delle motivazioni, per conoscere i motivi per i quali è stato riconosciuto colpevole di quanto avvenuto sui marciapiedi della stazione ferroviaria di Orbetello, quando venne poi arrestato dai carabinieri. Una lite in varie fasi, presente il figlio di sette anni: Quacquarelli arrivava in treno da Roma, avrebbe preso con sé il bambino che aveva avuto dalla donna e sarebbe tornato nella capitale per trascorrere con lui il fine settimana. Mentre i due parlavano, era sopraggiunto il marito di lei, oggi 38 anni. E quel punto, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, era successo il fattaccio, perché lei era stata vista in lacrime e il marito appena sopraggiunto aveva pensato che ne fosse responsabile Franco. Prima una discussione a distanza, poi un sasso che sarebbe stato lanciato dal marito, il cui genero avrebbe poi inveito nei suoi confronti. Ancora, Franco avrebbe inseguito il marito, lanciando a vuoto delle pietre, poi il marito sarebbe tornato indietro. Infine, all’altezza dei bagni della stazione, il confronto tra i due uomini, quello con il coltello: il marito, ferito, era fuggito via.
Quacquarelli era stato arrestato, il gip aveva convalidato l’arresto per tentato omicidio, per quelle ferite con un coltello a doppia lama che il marito aveva riportato in punti ritenuti vitali, al torace (all’altezza di un’ascella e di un polmone). Il marito dopo una settimana era uscito dall'ospedale ma l’accusa di tentato omicidio era rimasta.
A lungo il difensore, Arianna Agnese, ha contestato le conclusioni del sostituto procuratore Laura D’Amelio, chiedendo innanzi tutto l’assoluzione e comunque una derubricazione in lesioni. Lo stesso Quacquarelli si è difeso in una lunga dichiarazione spontanea, che ha ripercorso tutti i punti della vicenda, dopo che era stato sentito anche il titolare del bar della stazione.
La difesa ha anche portato un perito balistico, il dottor Alberto Mandracci, che ha consegnato una relazione in un cui ha analizzato il potenziale offensivo dei sassi della massicciata e del coltello. Per i sassi, l’esperto ha concluso che il lancio del marito avrebbe potuto anche causare la morte se avesse colpito il figlio della donna (quest’ultima raggiunta a un fianco, più o meno all’altezza della testa del bambino). E per il coltello, ha dato un giudizio che ha scartato l’alto livello di lesività: è assimilabile a un semplice temperino, ha lame di dimensioni di appena 5 centimetri, il numero e i punti dei colpi non sono tipici di chi voglia eliminare un rivale, le ferite sono state causate in parte anche dai movimenti difensivi della parte offesa, l’azione dell’imputato è avvenuta in reazione al lancio delle pietre. Il giudice è stato però di avviso diverso.
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