Il Tirreno

Grosseto

Graffiti esoterici, mistero ad Arcidosso

di Fiora Bonelli
Graffiti esoterici, mistero ad Arcidosso

Antica incisione nel castello somiglia a simboli scoperti nei Paesi Bassi. L’appello di una studiosa: «Il Comune la tuteli»

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ARCIDOSSO. «Salvate la triplice cinta e l’alquerque del castello di Arcidosso». L’appello arriva dalla studiosa grossetana di Medioevo Claudia Cinquemani che da anni analizza i segni incisi nel castello finora poco noti ai più e su cui adesso, pare, il Comune vuole scommettere per riproporre il maniero anche sotto la luce “esoterica”.

L’appello è stato sollecitato dalla notizia, di appena una settimana fa, del ritrovamento di una triplice cinta avvenuto in uno dei cunicoli minerari della collina di San Pietersberg del Limburgo (Paesi Bassi), databili nei secoli 15º-16º scoperti in un soffitto. Simboli rari, e Arcidosso ha la fortuna di averne.

«La triplice cinta è una struttura geometrica formata da tre quadrati concentrici raccordati da quattro segmenti perpendicolari – spiega la Cinquemani – ed esistono rarissimi esemplari a due o quattro e eccezionalmente cinque quadrati concentrici. Possono esservi i segmenti diagonali e un foro centrale».

Quella del castello di Arcidosso è incisa sulla soglia di una finestra poi chiusa. Il graffito è affiancato da un altro simbolo, l’alquerque, una sorta di gioco di dama che arriva dall’antico Oriente, formato da una griglia di quadrati collegati da alcune diagonali. Lo schema mostra quattro per quattro quadrati che danno luogo a venticinque incroci.

«L’alquerque, o el qirkat, affiancato alla triplice cinta – specifica Cinquemani – rende le incisioni del castello di Arcidosso un reperto piuttosto raro e per il momento unico in Maremma e sull’Amiata. La soglia che ospita i graffiti presenta anche dei segni di natura gnostico cosmogonica e stemmi di ispirazione franco lorenese tra i quali un bel fleur de lys. Non mancano incisioni di natura profana graffita dalla mano di un certo Belli, forse prigioniero in quella stanza».

Ma perché la triplice cinta e l’alquerque hanno questa carica simbolica particolare? L’ipotesi di Cinquemani è che si possa trattare di metodi segreti per costruire edifici, soprattutto gotici e cistercensi. «Ho avuto modo di osservare triplici cinte con al centro un foro poste in posizioni verticali o poco accessibili – dice – e si è fatta strada in me l’ipotesi che servissero anche come meridiana solare o astrale e che il foro sostenesse uno gnomone in ferro o legno. Mentre lavoravo a questa ipotesi mi sono imbattuta in un libro di architettura che riportava parti di trattati della fine del 1400. Su di essi, rotando di 45 gradi un quadrato, era spiegato geometricamente il metodo per realizzare gli alzati partendo da una pianta. La struttura geometrica disegnata su queste pergamene, custodite a Strasburgo e a Norimberga, è talmente simile alla triplice cinta che ho intuito come quest’ultima sia stata un metodo per realizzare gli edifici in armonia. La triplice e altri graffiti simili potrebbero costituire un metodo segreto che solo i magister conoscevano».

Poiché nel Medioevo il materiale e il simbolico convergono Cinquemani osserva che «potrebbe trattarsi anche di un centro sacro sul quale le sfere umane devono convergere e ordinarsi. La triplice cinta potrebbe aver custodito un messaggio criptato, destinato agli iniziati, veicolato come gioco. Nella torre del Coudray del castello di Chinon e a Domme dove furono detenuti i dignitari dell’Ordine del Tempio e l’ultimo gran maestro Jacques de Molay si trovano la triplice e l’alquerque come quelle di Arcidosso».

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