Il Tirreno

Grosseto

L’assist a Gori? «Accordo in stile spartitorio»

L’assist a Gori? «Accordo in stile spartitorio»

Mascagni critica l’apertura di Vivarelli Colonna ai Cinque stelle e la giudica contraria ai principi del Movimento

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GROSSETO. Un accordo tra i vertici di due partiti nel più vecchio stile spartitorio, con un occhio a Roma. Lorenzo Mascagni, candidato sindaco del centrosinistra, definisce così l’offerta al Movimento 5 stelle fatta dal suo sfidante al ballottaggio del 19 giugno, Antonfrancesco Vivarelli Colonna.

Vivarelli Colonna ha fatto una promessa all’ex avversario Giacomo Gori, piazzatosi terzo nel primo turno di votazioni: se diventerà lui sindaco di Grosseto, lascerà a Gori e ai suoi alcuni ruoli decisionali in ambiti di rappresentanza come l’Ato rifiuti, e più operativi come il nodo del maxiconguaglio del Peep Pizzetti. Un impegno non da poco, che Vivarelli Colonna giustifica con la «competenza» del M5s in questi ambiti, ma che è soprattutto strategico. Il M5s è uscito dalle urne del 5 giugno con il 19,7 per cento dei consensi. Accaparrarseli per il 19 significa vincere le elezioni.

All’indomani del risultato elettorale, positivo da un lato (in 5 anni a Grosseto il M5s è passato dal 5 per cento a quasi il 20 per cento) ma deludente dall’altro (il M5s era convinto di guadagnare almeno il ballottaggio), Gori stesso aveva dichiarato di non voler dare indicazioni di voto, ma che si aspettava dai candidati l’impegno per i temi cari ai cinque stelle: «Probabilmente gli elettori del M5s li votano automaticamente», ha detto.

Lorenzo Mascagni, però, la vede in tutt’altra maniera. «In queste ore – spiega il candidato della coalizione di centrosinistra – abbiamo assistito a uno scambio di messaggi tra Vivarelli Colonna e Giacomo Gori con l’offerta palese al M5S di prebende minori in Comune, in cambio di voti al ballottaggio. Offerta sostanzialmente accolta da Gori con l’apprezzamento di Vivarelli Colonna. Spettatori passivi dello scambio i cittadini la cui opinione è vincolante solo quando fa comodo. Al di là di ogni ragionevole dubbio, un accordo tra vertici di due partiti nel più vecchio stile spartitorio».

Per Mascagni, «Gori è ansioso di riprendersi un pezzettino della scena anche contro ogni principio del Movimento, e Vivarelli è a proprio agio nei panni del capo che ignora i suoi sudditi. Sullo sfondo, un po’ più in là, l’accordo tra Meloni e Salvini a Roma, del quale lo scambio andato in scena a Grosseto è la logica subordinata. Nella Capitale, infatti, la signora Raggi non disdegna il voto della destra fascista di Alemanno, della Meloni e dei razzisti di Salvini, pur di conquistare il Campidoglio». Scopo: «Ottenere un pezzo di potere negli enti locali», dice Mascagni, mettendo «in cantina radici di libertà, partecipazione, antifascismo, democrazia e trasparenza. Il sempre ostentato bene della comunità può attendere».

Dal canto suo Mascagni prosegue la sua campagna tra i cittadini. «Spiego le nostre idee e proposte, ascolto e apprendo. Tenendo ben saldi i pilastri su cui abbiamo costruito il nostro programma per Grosseto: sobrietà, premura, partecipazione, sincerità, fiducia. È su queste basi che chiedo il voto ai miei concittadini, senza violenza e accordi di potere. Io ben piantato in questa città».

Francesca Ferri

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