La manifestazione
Predatore nel gregge I cani lo affrontano e ne escono feriti
Pastore di Roccalbegna si assenta per un’ora dal pascolo Il suo capobranco rischia la vita per aver difeso le pecore
ROCCALBEGNA. Due cani aggrediti dai predatori all’azienda delle Capanne di Roccalbegna di Giacomo Franceschelli, già altre volta vittima di attacchi. Stavolta i cani maremmani da guardiania, quattro in tutto, fanno il miracolo e riescono a salvare le pecore. Uno di loro però, il capobranco, è stato gravemente ferito e non si sa se si salverà. La femmina, anch’essa ferita, è meno grave e non perderà la vita.
Il fatto si è consumato ieri mattina fra le 11 e le 11,30, in quell’arco di tempo in cui il proprietario si è allontanato per poco per andare a prendere degli attrezzi da lavoro.
«Sono arrivato presto dal gregge – racconta Franceschelli – e mi sono trattenuto un paio d’ore. Poi col trattore sono andato via per fare una commissione. Ma dovevo tornare presto a Capanne per sistemare l’interno del capannone. Così per un’ora ho lasciato il gregge ai miei quattro cani: il capobranco, la femmina e due maremmani giovani».
Era giorno pieno. «Ho fatto il prima possibile – prosegue Fraceschelli – e quando sono tornato ho avuto un tuffo al cuore: ho visto le pecore tutte ammassate, immobili. Il mio cane, Totò, il capobranco, si trascinava per terra. Era ferito al collo, dietro l’orecchio e aveva tutti i segni di una vera guerra con un predatore. Anche la femmina era ferita, ma in modo meno grave. I due pastori più giovani si vedeva che avevano difeso il capobranco, erano arruffati, provati, ma non feriti».
L’allevatore ha subito cercato di aiutare il cane. «L’ho disinfettato nelle profonde ferite alla gola e in varie parti del corpo – dice l’allevatore ancora scosso dall’accaduto – e sono sicuro che se Totò fosse stato solo non ce l’avrebbe fatta a fronteggiare il predatore».
Per fortuna le pecore sono salve «ma erano terrorizzate – racconta Franceschelli – una addossata all’altra e non reagivano ai miei richiami. E non è la prima volta che mi capita questo. È davvero sbagliato tenere cani che invece di fare la normale guardia devono diventare cani da combattimento».
Franceschelli racconta anche che ieri suo cugino, che ha un’azienda a Fonte La Mozza di Poggi la Bella, sotto Monte Labro, poco distante dal pascolo di Franceschelli, si è trovato un predatore davanti al capannone. «E anche lui – dice Franceschelli – ha una decina di cani da guardiania che però non sono sufficienti. Ma che si deve fare? Allevare cani invece che pecore?».
Non manca la polemica: «Purtroppo – conclude l’allevatore – questo è il risultato di un’azione cosiddetta politica che continua a fare progetti per racimolare milioni di euro che non servono a risolvere questo decennale problema, mentre gli allevamenti continuano ad essere massacrati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
