Finanza
«Inceneritore, i creditori devono sapere»
L’avvocato Fazzi replica a Periccioli a proposito degli interessi in gioco nel concordato proposto
SCARLINO. «Dottor Periccioli, le ricordo che, nella procedura concorsuale avviata dalla società da lei presieduta, io rappresento esclusivamente l’interesse generale di cui è titolare ogni singolo creditore e cioè l'interesse generale ad accertare, innanzi tutto, se negli atti che hanno preceduto la proposta concordataria siano stati commessi atti in frode ai creditori e, in secondo luogo, se ai creditori sia stata fornita una corretta rappresentazione della realtà, al fine di permettere a ciascuno di esercitare il diritto di voto in maniera informata e consapevole».
Così l’avvocato Roberto Fazzi replica al presidente di Scarlino Energia, che aveva contestato l’azione dei creditori che l’altro giorno aveva portato tra l’altro al rinvio dell’udienza davanti al giudice. E Fazzi tiene a sottolineare che la proposta di concordato offre la valutazione dei dati di progetto e non quelli di esercizio. Questi ultimi «dicono che l’inceneritore per ben due anni (2013 e 2014), potendo funzionare regolarmente perché in possesso di autorizzazioni Via e Aia perfettamente vigenti ed efficaci, ha incenerito solo il 30% della quantità di rifiuti inceneribili a progetto e ha messo in rete solo il 20% della quantità prevista a progetto, non soltanto per le caratteristiche obsolete dell’impianto ma soprattutto per le continue interruzioni dei forni per guasti (135 nel periodo citato) accumulando debiti per complessivi 60 milioni di euro».
Il legale, che rappresenta due creditori, aggiunge che il business plan «non prevede apporto di nuova finanza né investimenti importanti né rifacimenti dell’impianto, ma solo notevoli manutenzioni annuali». E ciò significa a suo giudizio che «l’indisponibilità dell’impianto sarà destinata a rimanere anche in futuro, e con essa la mancanza di capacità economica, oltre che patrimoniale, indispensabile all’impresa che nascerebbe se il concordato in continuità fosse concesso, con totale frustrazione in partenza delle aspettative dei creditori e incapacità di ripagare un debito da 60 milioni di euro, a prescindere da chi gestirà l’impianto». L’avvocato Fazzi prevede che l’impianto «continuerà ad accumulare debiti e ciò potrebbe accadere anche a un ente pubblico, se tale sarà l’acquirente, perché non basterà aumentare le tariffe di smaltimento rifiuti». È per questi motivi che Fazzi, che si dice contrario al concordato, attende gli approfondimenti e gli accertamenti del Tribunale. (p.s.)
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