Finanza
Crolla un muro, onda di fango
Paura e rabbia in via Heba, in zona Regioni i commercianti contano i danni
GROSSETO. Il rumore della pioggia battente che da un’ora fa da sottofondo agli abitanti di via Heba, chiusi in casa al riparo dal nubifragio, viene squarciato, d’improvviso da un boato. «Mi sono affacciato al balcone e ho visto il muro in cemento dietro casa venire giù, portandosi dietro tutta la terra. Avevo tolto la macchina appena un minuto prima. Ho fatto appena in tempo: ho rischiato la vita».
Roberto Sepe, la moglie Paola Giannelli e il loro bambino sono mezzi ricoperti di fango. È venerdì, metà mattina, e come i loro vicini di casa da ore spalano fango dai garage. Fango, sì, non solo acqua straripata dai tombini.
La pressione della pioggia. Perché nel retro del loro condominio, dove il cortile su cui si affacciano i garage seminterrati confina con alcuni orti che si trovano a livello della strada, il muro di contenimento di proprietà del condominio non c’è più. Un lungo muro di cemento, grossi pannelli assemblati uno di fila all’altro, che il giorno prima, il giorno del nubifragio, dietro la pressione del terreno saturato da un’ora di acqua piovana come mai ne era caduta prima, si sono ribaltati a terra. Piante, siepi, cannucce e tonnellate di terra sono venuti giù: il lato esterno degli orti è sprofondato.
Tutto da buttare. È una delle immagini più drammatiche che ha lasciato al capoluogo maremmano il nubifragio record che ha affogato Grosseto giovedì sera. «Qui non abbiamo solo i garage – spiega Paola – ci sono anche le taverne, le cucine». Dentro, i mobili, le auto, i motorini. Una coppia di musicisti aveva molti strumenti. Sommersi. Un altro condomino dei motorini. Andati. Tutto è finito sott’acqua. Il signor Mario, vicino di casa dei Sepe, ne ha misurato il livello: «Un metro e venti, uno e trenta», dice mentre passa, affranto, con in mano gli attrezzi per pulire. Fuori, in strada, sono accumulate le cose da buttare. E alcuni abitanti del condominio sfogano la loro rabbia: «Basta, andiamo dal prefetto».
Condòmini dal prefetto. Da dove cominciare il loro racconto al prefetto, i condomini lo sanno già. Secondo alcuni, infatti, il muro non avrebbe avuto neanche un foro per far defluire l’acqua. Insomma, niente drenaggio. «Qui quando piove c’erano le cascate», dice Paola guardando il disastro. Insomma, non è la prima volta che in via Heba la pioggia fa danni.
Zona Regioni sott’acqua. E non è la prima volta neanche per la zona delle Regioni, il quartiere alle spalle della chiesa del Sacro cuore. Dove i più colpiti sono i commercianti con attività sulla strada.
La cartoleria di Monica e Patrizia. Monica Bossi e Patrizia di Gennaro avevano ricevuto l’ultima partita di album da disegno e fogli per quaderni ad anelli nel pomeriggio di giovedì. Trentacinque colli, 10.000 euro di materiale, che avevano sistemato negli scaffali in basso della loro cartoleria Cartolandia, in via Sicilia. Accanto ci sono la scuola elementare e l’istituto superiore Fossombroni. Ma nessuno dei tanti studenti e alunni della zona userà mai quel materiale. «Sono finiti direttamente dallo scaffale all’acqua e da lì al macero», dice Monica mostrando la catasta di roba da buttare accumulata fuori dal negozio. «Non siamo riuscite a salvare quasi nulla. Il tempo di salire e dieci centimetri d’acqua dentro. È tutta carta, ci si può immaginare».
«È sempre così». C’è rabbia, sì. Molti spiegano che sempre, quando piove, qui si allaga tutto. «Basta un’ora e qui, una volta a giugno e una a settembre, siamo sott’acqua – dice Mario Scarpati, responsabile dell’ex Monopolio, oggi Dfl Grosseto. In questo fondo, in via Sardegna, sono immagazzinati sigari e sigarette, sale e tutta la merce destinata alle tabaccherie. L’acqua è entrata anche qui. «È vero, giovedì è stato un evento eccezionale. Però se il Comune ogni tanto pulisse e facessero manutenzione alle fogne, magari un po’ avrebbe aiutato», dice.
Le scarpe ad asciugare. Ci si rimbocca le maniche, ci si stropicciano gli occhi dalla nottata passata a cercare di salvare il salvabile e ci si infilano i guanti di gomma per tirare via l’acqua dai negozi. Sul muretto di cinta del campetto di via Sicilia, la strada parallela, c’è una fila di coloratissime scarpe da calcio dai colori fluorescenti. Sembra un mercatino, uno sbaracco, e tutti quei colori danno una nota di allegria che smorza l’odore di asfalto bagnato e di terra di cui è intrisa l’aria. «Settanta, ottanta paia di scarpe che hanno passato tutta la notte nell’acqua – spiega Erik Magrini, titolare del negozio Calcio shop –. Non si possono certo più vendere. Abbiamo aperto 4 mesi fa…».
Sacro cuore allagato. La stesa di scarpe del Calcio shop non è l’unico tenditoio improvvisato della zona. In fondo alla strada, sulla recinzione del cortile del Sacro Cuore, i sacerdoti hanno messo ad asciugare all’aria teli e tendaggi che si trovavano nel seminterrato, anch’esso finito sott’acqua.
Il sogno infranto. Chi non ha avuto nemmeno il tempo di aprire è Gabriele Gori. In un fondo di via Puglie, una traversa di via Emilia, Gabriele teneva tutto il materiale che gli sarebbe servito per inaugurare, in autunno, un laboratorio di onicotecnia e dermopigmentazione. Unghie e trucco permanente, insomma. Smalti, sì, ma anche macchinari elettronici. Ci accoglie mentre sta accatastando fuori la sua roba: dentro c’è ancora l’acqua alta. «Tutto da buttare. Avrò 4, 5.000 euro di danni almeno. Non so se ce la farò», dice Gori.
La pizzeria aspettava clienti. Alla pizzeria La Fenice, in via Emilia, ci sono ancora le tovaglie sui tavoli. «Eravamo pronti, come sempre, per la serata – spiega Erika Forchione, la giovane titolare –. Avevamo diverse prenotazioni. Ci hanno chiamati: erano tutte persone della zona, anche loro sono state sommerse». Erika e il personale della pizzeria sono rimasti bloccati dentro nel tentativo di arginare l’acqua, che è salita fino a 30 centimetri. Per ripartire ci vorrà qualche giorno. Che dire? Se uno non lo vive, non lo può immaginare».
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