Scarlino Energia, ci sono 14 indagati
La Procura rinnova l’istanza di fallimento, il Tribunale aggiorna alla metà di luglio l’assemblea dei creditori
SCARLINO. Assemblea dei creditori rinviata, nuova istanza di fallimento presentata dalla Procura e 14 persone iscritte nel registro degli indagati. Tre novità in un giorno solo per la vicenda dell’inceneritore di Scarlino, al centro di una procedura concordataria e anche di un’inchiesta penale per un’ipotetica bancarotta.
Ieri mattina il giudice Vincenzo Pedone, accogliendo la richiesta di rinvio avanzata dall’avvocato Roberto Fazzi (la vicenda è seguita da vicino dal Forum Ambientalista) per due creditori minori (e sulla loro qualità si è soffermato in udienza l’avvocato Francesco Amerini che tutela le ragioni della società), ha aggiornato al 14 luglio l’assemblea di chi vanta crediti nei confronti di Scarlino Energia srl. Lo stesso Fazzi, che ha chiesto la revoca del concordato e la dichiarazione di fallimento, spiega che devono essere portate a conoscenza le implicazioni nate dalla divisione societaria tra Scarlino Energia srl (che si è accollata tutti i debiti) e Scarlino Immobiliare srl (terreni e fabbricati): l’attenzione è concentrata su quei 22 milioni di euro che costituiscono il valore patrimoniale incrementato all’epoca della divisione (maggio 2013) rispetto al bilancio chiuso al 31 dicembre 2012 e sulla svalutazione del patrimonio di pari entità al bilancio 2014. Aggiunge Roberto Barocci, del Forum: «A quel punto ai creditori non era più possibile aggredire il patrimonio, cioè gli immobili, del debitore, anche se gli amministratori e i soci che hanno la maggioranza delle due società sono gli stessi». Si può creare una società con patrimonio negativo? No, secondo Barocci, che ricorda che la società divisa in due è potuta nascere solo a causa della rivalutazione, dal momento che «per il peso dei debiti il valore netto patrimoniale era negativo». Il Forum ha anche preso atto, dopo aver fatto richiesta agli uffici di via Monterosa in qualità di parte offesa (l’esposto è datato 12 aprile 2016) dell’avvio dell’indagine della Procura per bancarotta fraudolenta ma anche per simulazione di crediti in caso di concordato preventivo. Tra gli atti più recenti prodotti dai pm anche la relazione del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, datato 27 aprile 2016.
Tre i sostituti procuratori che seguono il fascicolo (Navarro, Leopizzi e D’Amelio) nel quale sono indagate 14 persone: il presidente Moreno Periccioli e poi l’amministratore delegato Luca Galimberti, i consiglieri Giuseppe Pinto (vicepresidente e in rappresentanza di Gr.Eco srl), Stefano Carnevali, Marco Buzzichelli (anche per Sta spa), Massimo Filipponi, Carlo Becatti; Pinto, Carnevali e Buzzichelli sono anche nel cda di Sei Toscana, cioè la società che gestisce i rifiuti nell’Ato Sud. Sono indagati poi Stefano Vigni (così nella certificazione della Procura, ma dovrebbe trattarsi di Fabrizio Vigni che era all’epoca delle contestazioni presidente di Sei Toscana) ed Eros Organni (amministratore delegato di Sei Toscana); infine professionisti come Paolo Fabbrini, Renzo Alessandroni, Enzo Cerboni, Marco Monicolini e Simone Terenzi. La data di riferimento è il 17 dicembre 2015, la data della procedura di concordato.
All’udienza che si è tenuta in Tribunale erano presenti, tra gli altri, lo stesso Periccioli nonché Francesco Carri curatore.
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