Il Tirreno

Grosseto

E c’è un inedito Porciatti nella città degli albori

di Elisabetta Giorgi
E c’è un inedito Porciatti nella città degli albori

Oggi alle Clarisse presentazione del libro “Grosseto architetture e paesaggio” Uno sguardo innovativo e affascinante sull’evoluzione dell’urbanistica locale

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GROSSETO. Esplora monumenti e paesaggi, regala uno sguardo nuovo sulla crescita e l’espansione cittadina. Conduce alla scoperta della cattedrale “gotica” e di un architetto Porciatti inedito che costruiva abusivamente in città. Il libro (edizioni Effigi) s’intitola “Grosseto architetture e paesaggio” ed è firmato da un pool di autorevoli architetti e studiosi come Vanessa Mazzini, Pietro Pettini, Riccardo Belcari, Olivia Bruschettini, Roberto Farinelli e Mauro Papa. Undici capitoli, 250 pagine, due anni di lavoro: la presentazione è oggi alle 17 nella sala conferenze di Clarisse arte, in via Vinzaglio. Presenti gli autori, l’editore Mario Papalini, il caposervizio della redazione del Tirreno Emilio Guariglia (moderatore) e il vicesindaco uscente Paolo Borghi che ha scritto un’introduzione. Il testo è in libreria i prossimi giorni e già in vendita al momento della presentazione.

Perché questo volume? «Il volume – spiega Pettini, presidente dell’Ordine degli architetti che ha scritto i primi tre capitoli – affronta per la prima volta da un punto di vista architettonico e urbanistico e con un taglio nuovo le architetture, fuse con l’aspetto del paesaggio». Pettini setaccia la storia cittadina e la sua affascinante evoluzione dall’età antica ad oggi col suo concentrato di trasformazioni. Ecco la Grosseto degli albori, della rifondazione nel periodo della piazzaforte medicea, della ripresa post unitaria con la fine dell’estatatura. Dell’elettricità che rivoluzionò la vita cittadina e dell’art nouveau che influenzò enormemente la città i primi del ’900. E poi i palazzoni, l’architettura littoria, la necessità di nuovi alloggi nel secondo dopoguerra, l’edilizia scolastica e sportiva in un sublimato di storia e culture. Il tutto arricchito con disegni, mappe, foto, carte pescate dagli archivi, ricostruzioni grafiche sui piani urbanistici di via Buozzi negli anni ’20 o le trasformazioni lorenesi delle mura in giardini pubblici. Un capitolo è dedicato alla cattedrale di Grosseto, con nuove importanti ipotesi che raccontano per la prima volta la fase “gotica” oggi totalmente scomparsa all’interno dell’impianto barocco e ottocentesco.

Vanessa Mazzini (funzionario della Soprintendenza che ha scritto quattro capitoli e coordinato il tutto) ci racconta le modalità di tutela del patrimonio monumentale fino alla costituzione della Soprintendenza senese-grossetana nel 1908. I personaggi che hanno influito sulla catalogazione e la tutela dei vincoli monumentali (Guido Carocci, Alfonsa De Mollo), Egisto Bellini, Gino Chierici) e la figura di Lorenzo Porciatti col suo operato contraddittorio, nelle vesti sia di ispettore onorario che doveva salvaguardare il patrimonio storico sia di progettista e proprietario di terreni che urbanizzò la zona tra via Tripoli e Derna, edificando – si scopre abusivamente – una serie di edifici senza tener conto dei vincoli (la scuola di via Porciatti e gli edifici di piazza Tripoli e via Derna...). Ecco poi il paesaggio medievale svelato da Roberto Farinelli (docente universitario) che setaccia perimetri urbani ed extraurbani, orti, vigne, pascoli, nature selvagge. Stessi paesaggi che hanno affascinato intere generazioni di studiosi e viaggiatori catturando oggi l’attenzione di Olivia Bruschettini (ufficio culturale della Diocesi): avventurieri, scrittori o diplomatici come George Denis o Frederick Seymour, molti dei quali all’epoca citano a fatica i monumenti dicendosi invece entusiasti per l’accoglienza ricevuta nell’unico albergo presente, lo Stella d’Italia. Belcari (collaboratore Università Pisa) dedica un bel capitolo a Charles Muller, svizzero che volle scoprire questo straordinario spaccato di mondo e morì su un calesse tra Manciano e Pitigliano nel 1832. Ci ha lasciato uno splendido viaggio pittorico. Non ultimo Mauro Papa (storico dell’arte, direttore del Cedav): è suo un prezioso contributo sul paesaggio interpretato dai pittori macchiaoli e neorealisti. Il paesaggio disabitato dell’800, le ombre di una severa e povera quotidianità e le nature che escono dall’atavico sfondo di povertà per diventare più dolci. Da leggere.

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