Sicurezza
COME 50 ANNI FA MA LA FOTO ORA È A COLORI
di EMILIO GUARIGLIA Il prossimo 4 novembre saranno cinquant’anni esatti dalla Grande Alluvione, quella del 1966. Già da mesi chi – per interesse personale o in vista delle pubbliche celebrazioni di...
di EMILIO GUARIGLIA
Il prossimo 4 novembre saranno cinquant’anni esatti dalla Grande Alluvione, quella del 1966. Già da mesi chi – per interesse personale o in vista delle pubbliche celebrazioni di rito – ha preso a documentarsi su quell’evento memorabile, s’imbatte nelle fotografie del dramma in bianco e nero e resta incredulo: «Questa è Grosseto?», si chiede; «questo padule, questo fiume in piena, questo cumulo di fango e macerie è la città in cui mi sveglio ogni mattina?».
Cinquant’anni dopo, all’alba del 10 giugno le foto sono a colori, ma l’incredulità è la stessa: «Questa è Grosseto?».
Altra tecnologia, al giorno d’oggi. Città moderna e smartphone per far finta di guardare. Altro comfort, identico sconforto.
Dopo cinquant’anni è tutto uguale a prima. Anzi, persino peggio. Perché allora, almeno, a sfigurare la città fu una Grande Alluvione, un fiume in piena. Oggi invece è questione di tombini, di canali di scolo, di cunicoli fognari. Cinquant’anni fa si ribellava la natura, ora è la parte oscura di noi stessi, il lato buio della città moderna. La polvere sotto il tappeto.
Il 4 novembre a Grosseto non mancheranno celebrazioni tristi, con seguito immancabile di impegni, promesse e planimetrie salvifiche. Intanto, in Maremma, tutto è uguale a prima. Anzi peggio, perché se quello del 1966 fu un fatto memorabile, quello di ieri sera lo dimenticheremo in fretta.
Tanto si sa, di questi tempi le piogge sono sempre eccezionali e imponderabili. E all’imponderabile, che ci si pensa a fare?
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