Toscana
Forestali, si alza l’ultimo sipario Via alla mobilità: tutti a casa
ARCIDOSSO. È pessima la conclusione della vicenda dei 16 operai forestali dell’Amiata grossetana da tempo in stato di incertezza e agitazione, sia per gli stipendi che per il loro posto di lavoro....
ARCIDOSSO. È pessima la conclusione della vicenda dei 16 operai forestali dell’Amiata grossetana da tempo in stato di incertezza e agitazione, sia per gli stipendi che per il loro posto di lavoro. Il futuro già precario, si fa ancora più nero. Martedì è arrivata all’Ufficio del lavoro, all’Uncem e ai sindacati, l’avviso che per gli operai è stata «avviata la procedura di licenziamento». I 16 dunque sono stati messi in mobilità, anticamera, secondo la prassi, della fine del rapporto di lavoro.
Gli operai potrebbero trovarsi a casa senza prendere un soldo che ammortizzi la loro situazione: appartenendo alla categoria agricola, per loro non è prevista la cassa integrazione.
Proprio martedì, gli operai amiatini avevano organizzato un presidio davanti al palazzo della Regione Toscana con gli operai di Siena e di Arezzo che chiedevano certezze e la possibilità di uno stipendio sicuro. «Poi il 21 giugno – spiega il segretario della Fai Cisl Amiata Giuliano Bartoli – manifesteranno tutte le province toscane e il 1° luglio vi sarà uno sciopero».
Bartoli è esterrefatto: «In 34 anni di attività sindacale – dice – è la prima volta che mi ritrovo in una situazione del genere. Mentre tutte le altre Unioni cercano di salvare i loro operai, qui non si è sentito ragioni. Si manda a casa la gente e per di più senza nemmeno la rete di salvataggio della cassa integrazione. Vale a dire senza un euro e senza futuro. Come faranno questi operai, alcuni nemmeno giovanissimi, a trovare un altro lavoro? E come farà l’Amiata grossetana senza più un operaio forestale?».
Unica chanche un incontro con l’assessore regionale, per evitare il peggio: «Abbiamo sette giorni di tempo – dice Bartoli – per incontrare l’assessore e trovare un accordo. Chiederemo che questi operai vengano assegnati a un’altra Unione, visto che la nostra se ne vuole liberare. Sarebbe stato meglio – aggiunge – se la delega alla forestazione fosse rimasta in capo alla Regione e gli operai fossero stati gestiti direttamente dalla Regione stessa. Speriamo, ma la vedo durissima».
La lettera che avvisa dell’ avvio della procedura di mobilità arriva a pochi giorni di distanza dall’annuncio dei vertici dell’Unione che il settore sarebbe stato decretato in crisi, al termine di una lunga battaglia condotta anche nel consiglio dell’ente dai consiglieri di minoranza Corrado Lazzeroni e Giovanni Barbagli. Lazzeroni aveva rivolto un’interrogazione in sede di assemblea consiliare e si era rivolto anche agli uffici per capire il destino di questi operai, che a suo tempo avevano organizzato con le famiglie un presidio davanti alla sede di San Lorenzo. Neppure le molte forze in campo politiche e sindacali hanno potuto fermare la mannaia.
Fiora Bonelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
