Il Tirreno

Grosseto

Bambina morta in culla, Elizabet senza vita già da 12 ore

di Francesca Gori
Un primo piano di Elizabeth (foto di Nicola Melani)
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Un primo piano di Elizabeth (foto di Nicola Melani)

Grosseto: il drammatico racconto della donna che ha tenuto la piccola nell’ultima settimana. La mamma ha chiamato un’amica soltanto la sera, aveva vestito la bambina senza vita

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GROSSETO. Elizabeth era morta da 12 ore quando sua mamma ha avuto il coraggio di alzare il telefono e chiamare un’amica. Parlava con frasi spezzate, confuse. Jesica Pierre, 28 anni, non riusciva a pronunciare quelle parole, a dire che sua figlia era morta nella culla. Che l’aveva trovata esanime ma che non era riuscita a dare l’allarme, a chiamare l’ambulanza. Elizabeth era stesa sul lettino, Jesica l’aveva lavata e le aveva messo il vestitino migliore, le aveva infilato anche un cappellino sulla testa per non farle sentire freddo. Ma Elizabeth non sentiva più nulla da 12 ore ormai. Quando la sua amica ha capito quello che era successo ha dato l’allarme ai carabinieri della compagnia di Grosseto che in pochi minuti sono arrivati in via Ximenes. In quell’appartamento c’era la donna e la piccina, già lavata e vestita, stesa sul letto.

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Mercoledì 8 all’obitorio del Misericordia è stata effettuata l’autopsia sul corpicino di Elizabeth, morta a soli 10 mesi. Sul corpo della piccina non sono stati trovati segni di violenza. Ma il racconto che la mamma ha fatto ai carabinieri è risultato, in un primo momento, frammentario e confuso. Ci sono tante cose da chiarire in quella giornata che sembra essere scorsa al rovescio rispetto alla linearità del tempo: la donna che si prendeva cura della bambina l’aveva riportata nell’appartamento di via Ximenes il sabato mattina, come da accordi con Jesica. «Mi aveva detto che mi avrebbe chiamata per tornare a prenderla il lunedì - racconta - ma non l’ho più sentita. Ho pensato che avesse deciso di affidarla a un’altra persona. Quando ho saputo quello che era successo mi sono vista crollare il mondo addosso. Ho davanti agli occhi quel sorriso, era una bambina splendida».

La donna che si è presa cura di Elizabeth durante la sua ultima settimana di vita, parla della piccina come se fosse sua figlia. «Mia cugina era in contatto con le assistenti sociali e si era presa cura di Elizabeth - racconta - Mi ha chiamata chiedendomi se conoscessi una donna disponibile a badare la bambina durante la notte quando la mamma lavorava e ho deciso di farlo io».

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La cinquantenne ha due figli grandi e insieme al compagno ha deciso di dare una mano a Jesica. «Al mio compagno dicevo che se ci chiedevano chi fosse Elizabeth - dice - avremmo spiegato che era nostra nipote». E come una nipote l’hanno trattata per tutta la settimana durante la quale è stata a casa loro. «La bambina ci è stata affidata praticamente quando Jesica è andata a vivere nell’appartamento in via Ximenes - dice ancora - Non era ben nutrita, non era stata svezzata nonostante avesse già 10 mesi. Ma aveva occhi vispi e sorrideva sempre. È da lunedì che non mi do pace». La bambina però cresceva bene. «Non piangeva quasi mai - aggiunge la donna - si lamentava solo un pochino perché le stavano spuntando i dentini. Era buona, era amorosa».

Il sabato mattina, quando la donna è andata in via Ximenes a riportare la piccina, ha consigliato a Jesica di tenerla almeno il giorno. Poi, la sera, se ne sarebbe occupata lei senza alcun problema. «La mamma di Elizabeth lavorava la notte - dice - ma io le ho consigliato di stare con la piccina almeno qualche ora durante il giorno. Per il resto ce ne saremmo presi cura noi. La piccina aveva bisogno della sua mamma, comunque».

La rete di solidarietà scattata intorno alla ventottenne di origini dominicane e alla bambina racconta il cuore grande delle persone di Grosseto. All’obitorio del Misericordia si è svolta l’autopsia sul corpo della piccina e la mamma di Elizabeth ha nominato l’avvocato Alessandro Biagiarelli.

Solo quell’esame potrà infatti far luce sul mistero della morte della piccola: la bambina potrebbe essere stata uccisa dalla Sids oppure da un malore. Tutte le ipotesi sono al vaglio degli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore Arianna Ciavattini. «In una settimana a casa nostra - aggiunge la donna - la bambina non ha mai accusato malesseri. Aveva qualche carenza alimentare, era stata nutrita male prima ma non potevamo certo pensare che l’epilogo sarebbe stato così tragico».

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