La manifestazione
«Noi siamo la discontinuità»
Mascagni e l’impresa di conquistare una fetta dell’elettorato 5 Stelle
GROSSETO. Passato, presente e futuro. Il passato sono sia i dieci anni di governo targati Emilio Bonifazi, che sono combaciati con la crisi economica generale, sia «un post primarie molto faticoso», che ha portato a «divisioni nel Pd». Il presente, invece, è il ballottaggio tra tredici giorni che alla vigilia lo vede in svantaggio rispetto al candidato del centrodestra Antofrancesco Vivarelli Colonna.
Il futuro, infine, è «Una speranza: se vinciamo noi daremo un vero segnale di discontinuità. Guardate le liste dei candidati che entreranno in consiglio comunale: la nostra è composta maggiormente di donne e a parte tre nessuno ha precedenti all’interno delle istituzioni; quella di Vivarelli Colonna, invece, è composta quasi interamente di persone che già erano consiglieri dieci anni fa con Alessandro Antichi».
È questo lo sguardo di Lorenzo Mascagni sull'esito delle urne grossetane, scandito tra quello che è stato, quello che c’è da fare ora e quello che potrebbe essere. «Dobbiamo convincere a votare per noi chi non lo ha fatto al primo turno» dice il candidato del centrosinistra, che come il su avversario ora tende la mano anche agli elettori del Movimento 5 Stelle. Mascagni ha compattato la squadra in vista del rush finale. «Abbiamo parlato - spiega - Nel rispetto delle idee diverse, dobbiamo convincere chi non ci ha votato. Io sono convinto che la nostra proposta sia la migliore: nell’ultimo mese in cui abbiamo recuperato terreno il messaggio è passato, ora dobbiamo insistere».
L’obiettivo in vista del ballottaggio quindi è puntare sui voti che al primo turno sono andati agli altri candidati e se c’è una certa fiducia (non esplicitata da Mascagni) di riuscire nell’intento con le forze di sinistra, il pesce grande riguarda quel 19% che ha scelto i 5 Stelle. «È possibile che parte di quell'elettorato sia lo stesso che cinque anni fa ha votato Pd ed è rimasto deluso - continua - Il nostro invito è quello di guardare alle caratteristiche personali delle figure messe in campo». Figure di «chiara discontinuità», rimarca Mascagni, come dimostrano il cambio totale degli assessori in giunta rispetto a quella uscente e quelli che saranno i consiglieri di maggioranza in caso di vittoria: «Solo tre hanno già avuto esperienze nelle istituzioni. È una nostra scelta, una scelta coraggiosa. Vivarelli Colonna non ha mai avuto il coraggio di usare le stesse parole di discontinuità. E non so se le userà». Pur nel rispetto dell’avversario e del suo risultato, Mascagni non risparmia attacchi diretti al centrodestra: «Durante un’intervista televisiva ho sentito Stefano Mugnai (coordinatore regionale Forza Italia) dire che cancelleranno il centrosinistra dalla Toscana. Un’espressione che rappresenta la politica intesa come guerra. Noi non vogliamo fare nessuna guerra, ma dare battaglia per impedire di consegnare la città ad un centrodestra a trazione leghista». Poi incalza: «una battaglia coraggiosa basata sulla nostra proposta, che secondo me è la migliore. A me interessa vincere, ma soprattutto amministrare questa città, per questo in vista del ballottaggio non faremo nessun apparentamento».
Poi Mascagni, sempre con le mani appoggiate sul tavolo da ping pong nel suo comitato elettorale, passa a elencare i vari punti di questa «proposta coraggiosa di rinnovamento», come il mantenimento dei servizi sanitari («che sono sempre in discussione») e la sicurezza. «È un tema che ci sta a cuore: non vogliamo l'esercito in piazza, ma chiederemo un coordinamento maggiore tra le forze dell'ordine insieme ad una campagna di prevenzione dei fenomeni di degrado». Prima di dare corpo a questa proposta però Mascagni deve vincere l'ultima sfida. «Ci siamo: un mese fa in pochi ci avrebbero creduto». Allora, via per le strade del centro a stringere mani e a salutare tutti i commercianti, cercando di mettere in pratica quel motto «dobbiamo convincere chi non ha votato per noi al primo turno». Un giro che durerà tutto il pomeriggio e che culminerà al gazebo alle porte di corsa Carducci, dove ad attenderlo, oltre agli alleati, c'è anche il sindaco uscente Emilio Bonifazi. «Dobbiamo crederci tutti» conclude Mascagni.
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