Attenzione
Muore a 10 mesi in culla: aperta un'inchiesta
La mamma della bambina ha avvertito un'amica che ha dato l'allarme ai carabinieri
GROSSETO. Elizabet era una bambina venuta al mondo solo dieci mesi fa. Era nata in provincia di Napoli, a Quarto, dove viveva la mamma Jesica Pierre prima di arrivare, non si sa quando e nemmeno perché, in Maremma. Elizabeth è morta martedì sera in un appartamento in via Ximenes. Ma per arrivare al tragico epilogo della sua vita, segnata da un destino che nessuno poteva prevedere, bisogna fare un passo indietro di tre settimane, quando Jesica ed Elizabeth sono state “scoperte” in una cantina di Marina di Grosseto.
Era il 15 maggio quando i carabinieri della stazione hanno ricevuto una segnalazione: qualcuno si era allacciato a un contatore della luce e rubava energia elettrica. Quando i militari sono andati a controllare hanno scoperto quella donna di 30 anni con la sua bambina di soli 9 mesi.
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E hanno avvertito i servizi sociali che immediatamente hanno preso in carico il nucleo familiare. Lo hanno fatto, gli assistenti sociali del Coeso, nonostante la legge dicesse che a occuparsi di Elizabet e Jesica sarebbero dovuti essere i colleghi del Comune nel quale la donna, di origini dominicane, aveva la residenza. Quarto, appunto. Ma una bambina di 9 mesi non può essere lasciata sola e così sono cominciati i colloqui e le visite dal pediatra del consultorio, mentre a Jesica è stato suggerito di trovarsi un alloggio più idoneo per potersi prendere cura e per crescere sua figlia.
È stata una vera e propria rete di solidarietà quella scattata intorno alla dominicana e alla piccola. Jesica aveva conosciuto due donne, due grossetane, che si sono offerte per darle una mano. Ha trovato un lavoro come badante, di notte, a casa di un’anziana e ai servizi sociali ha portato anche una prima busta paga. Pochi soldi, ma intanto un inizio. La trentenne lavorava la notte e la piccina veniva tenuta dalle donne che si erano offerte di aiutarla. A controllare che questo sistema funzionasse erano le assistenti sociali che seguivano il caso.
Per tre volte alla settimana, dal 20 maggio fino alla scorsa settimana, Jesica ed Elizabet sono state accompagnate ai colloqui e soprattutto alle visite mediche con il pediatra del consultorio che ha certificato la corretta crescita della piccolina: il peso era congruo con i parametri, così come il suo sviluppo neurologico. Da tre colloqui alla settimana, ora si sarebbe dovuti passare a uno. È la fase d’indagine, quella durante la quale il nucleo familiare composto dalla donna e dalla bambina veniva tenuto sotto controllo per capire come fare ad aiutarle. La scorsa settimana, la trentenne di origini dominicane aveva comunicato al Coeso che si sarebbe presto trasferita in un appartamento in città insieme a un’amica. Ma l’indirizzo che la donna aveva dato all’assistente sociale era diverso da quello in cui si è consumata martedì sera la tragedia: Elizabet è morta in culla, a soli 10 mesi. Una morte bianca, la prima ipotesi dei carabinieri della Compagnia che sono intervenuti insieme ai sanitari del 118. Ma la verità potrà essere accertata soltanto oggi, mercoledì 8 giugno. «È stata disposta l’autopsia - spiega il procuratore capo Raffaella Capasso - perché questo è l’unico sistema che abbiamo per avere certezze. Sul corpo della bambina comunque non c’era alcun segno di violenza».
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