Il Tirreno

Grosseto

Ora viene il difficile: vincere

di EMILIO GUARIGLIA
Ora viene il difficile: vincere

Entrambi i candidati dovranno pescare nel voto a 5 Stelle: impresa ardua

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di EMILIO GUARIGLIA

Ancora una volta Grosseto con la sua provincia si mostra terreno politico non allineato, arena elettorale da cui sortiscono spesso segnali assai diversi da quelli nazionali o regionali. Il voto di domenica nei cinque comuni alle urne non fa eccezione.

Balza infatti subito agli occhi lo stato di buona salute di cui gode qui il centrodestra, che invece naufraga più o meno in tutto il resto d’Italia. Capaci di unirsi, Lega, Forza Italia, Fdi e via dicendo si riprendono un governo importante come quello di Orbetello, si confermano con autorità a Roccalbegna e passano in testa al giro di boa di Grosseto. Registrando un vero flop (non indolore) solo a Castiglione.

Il tutto ai danni del centrosinistra e in particolare di un Pd che qui sembra ormai da tempo – e assai più che altrove – in sofferenza cronica: tracollo di voti a Grosseto e sindaco perso in laguna, a tenere a galla il barcone restano la solidità di Giancarlo Farnetani a Castiglione, l’abile alchimia di Scansano e la capacità di attrarre consensi al centro di Lorenzo Mascagni nel capoluogo. Operazioni, queste ultime due, in ogni caso realizzate al costo di forti lacerazioni interne.

Infine il Movimento 5 Stelle, che dove si presenta ottiene percentuali di rilievo ma che ancora, qui in Maremma, a differenza di altre realtà italiane non sembra in grado di capitalizzare il suo immenso bacino di voto di opinione nelle elezioni amministrative. E finisce sistematicamente terzo.

Il caso Grosseto. Il caso più emblematico, in questo senso, è proprio quello di Grosseto, città dove l’M5s resta bel al di sotto delle sue stesse attese e al ballottaggio vanno ancora una volta centrodestra e centrosinistra. Anche se, a guardare bene, né il centrodestra né tantomeno il centrosinistra hanno troppo da festeggiare.

I numeri che fanno più impressione sono proprio quelli del centrosinistra e in particolare del Pd: dopo dieci anni di governo la coalizione passa dal 45,8 ottenuto da Bonifazi nel 2011 a un modestissimo 34,5 per cento. Un bottino poco esaltante, nel quale spicca l’autentico collasso del Partito democratico, che si ferma a un passo dal 19 per cento: circa 10 punti in meno delle comunali di cinque anni fa e quasi 17 sotto il risultato del maggio 2015, per le regionali. A salvare la coalizione sono il boom personale di Mascagni (comunque uomo del Pd) e della sua lista, che si avvicina al 10 per cento; e il buon risultato di Passione Toscana, al 4. Anche il Psi offre un contributo utile (3,6), ma come il Pd vede un crollo verticale del proprio consenso, più che dimezzato rispetto all'eccezionale 7,8 del 2011.

Dall’altra parte c’è il vincitore di tappa, il centrodestra. Ma in casa Vivarelli Colonna, al di là della giusta soddisfazione per il successo parziale, in prospettiva non c’è da dormire sugli allori. La coalizione infatti raggiunge quota 39,5, meno delle attese di chi a lungo aveva persino sperato nel colpaccio al primo turno. Per comprendere quanto il risultato non sia stratosferico basta il confronto con le elezioni 2011: allora Mario Lolini, leader di un centrodestra diviso e sfiduciato, portò a casa il 34,5 per cento dei voti, con l’Udc (oggi all’1,2) all’epoca nel fronte opposto. Insomma, l’effetto Vivarelli Colonna c’è stato (la sua lista supera il 10 per cento ed è leader nel suo gruppone), ma non abbastanza da trascinare gli altri partiti, più o meno fermi nel loro complesso – fra un travaso e l’altro – ai numeri di cinque anni fa.

Guardando al secondo turno, dunque, nessuno dei due schieramenti può sentirsi sicuro, o più sicuro dell’altro. Il centrodestra parte con un buon vantaggio ma, fatti salvi gli spiccioli (un punticino percentuale in tutto) da raccogliere tra gli elettori di Forza Nuova e di Carlo Vivarelli, una base certa di allargamento del proprio consenso da qui al 19 giugno non ce l’ha. Idem il centrosinistra: le cinque lunghezze da recuperare non sono poche, anche immaginando (cosa non scontata) di poter portare dalla propria parte quel 5 per cento scarso che si ottiene sommando i voti di Ceciarini (Insieme, a Sinistra), Barzanti (Comunisti d’Italia) e del civico Felicioni (Grosseto Oggi).

Insomma, sia per Vivarelli Colonna che per Mascagni è evidente, il giorno dopo, come per vincere sia obbligatorio convincere: convincere una fetta la più ampia possibile di chi ha votato 5 Stelle al primo turno. E l’impresa appare tutt’altro che facile, per entrambi i concorrenti sopravvissuti.

Il Movimento 5 Stelle rispetto al 2011 compie un balzo in avanti straordinario, concretizzando il dato politico certamente più rilevante e nuovo di questa tornata: dal 5 al 19 per cento, 14 punti in più e un testa a testa con il Pd in caduta libera per essere il primo partito in città. Ma nonostante questo il suo risultato delude le attese, anche in quel voto disgiunto – tanto invocato da Gori – che regala al candidato sindaco appena un punto in più della sua lista.

A rigor di pallottoliere i 14 punti guadagnati dall’M5s sono quelli – o quasi – che mancano, rispetto al 2011, al centrosinistra. In teoria, dunque, nella massa dei votanti a 5 Stelle ci sono tanti grossetani che il voto al Pd e dintorni in passato lo hanno già dato. Ma ipotizzare per questo un automatico “ritorno a casa” di quell’elettorato al secondo turno sarebbe un gravissimo errore di prospettiva. In questo corposo voto al 5 Stelle, dopo dieci anni di governo a guida Pd, c’è un palese segnale di insofferenza e di volontà di cambiamento che il 19 giugno potrebbe materializzarsi nelle forme meno prevedibili, dall’astensione al voto per l’alternanza. Un segnale peraltro speculare a quello che gli stessi elettori fedeli al centrosinistra hanno dato “punendo” i partiti del governo uscente, Pd e Psi.

Ecco allora le prime indicazioni di rotta per quelli che salpano verso il ballottaggio: vincerà chi saprà accreditarsi come portatore del rinnovamento, del cambiamento vero. Chi saprà smarcarsi, su un fronte e sull’altro, dall’odore di passato che gli circola intorno.

D’ora in avanti, insomma, la differenza la faranno proprio i candidati, Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Lorenzo Mascagni. Quindici giorni per tirare fuori, ciascuno dei due, personalità, indipendenza, coraggio, idee. Per riportare alle urne quel terzo di città che oggi è senza rappresentanza. Per avvicinare, per unire.

La partita è cominciata, il pronostico impossibile. L’auspicio invece sì, quello è d’obbligo: vinca il migliore, per il bene di Grosseto.

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