Il dolore
Due delusi tra gli sconfitti
Felicioni e Ceciarini confessano l’amaro in bocca. Gli altri: «Va bene così»
GROSSETO. Di otto candidati che si erano fatti avanti per prendere il posto di Emilio Bonifazi, cinque hanno avuto le briciole. Non è crudeltà ma franchezza. Tra loro c’è chi se lo aspettava e chi no. Due soli confessano di avere l’amaro in bocca: Massimo Felicioni e Massimo Ceciarini. Gli altri dicono di essere soddisfatti. Vogliamo crederci. C’è chi pensa al ballottaggio mandando messaggi ai big che andranno alla grande sfida e c’è chi all’appuntamento del 19 giugno non pensa affatto: ha di meglio da fare (dice).
Massimo Felicioni. Esordisce stemperando un po’ la tensioni della campagna elettorale prima e della lunga notte dello spoglio elettorale poi Felicioni: «Il risultato ci regala la soddisfazione di poter smentire Vivarelli Colonna – dice – che ci dava allo “zero-virgola”». Felicioni si è portato a casa l’1,2% (525 voti). Un po’ deluso lo è: «I grossetani hanno dimostrato di non avere interesse per i contenuti – valuta – Non erano queste le aspettative. Dopo cinque anni di consiglio comunale, durante i quali siamo stati in prima linea in tutte le battaglie, ci aspettavamo un briciolo in più di riconoscimento». E ora? «Da domani porteremo avanti la “questione” dei Socialisti Democratici». E per il ballottaggio Felicioni invia un messaggio al candidato del centrosinistra. «Se Mascagni chiederà una mano sui contenuti – dice Felicioni – l’avrà, altrimenti no. Spero che Giacomo Gori (il candidato M5s, terzo miglior risultato, 19,7%, 8.386 voti) sia tanto leale da mantenere la parola data durante la campagna elettorale, quando disse che avrebbe lasciato libero il suo elettorato in caso di ballottaggio. La differenza la fa lui».
Federico Trotta. Il giovane candidato di Forza Nuova ha ottenuto lo 0,4%. Una manciata di voti (171). Deluso? «No – risponde Trotta – perché l’obiettivo era quello di far uscire le nostre idee e lo abbiamo raggiunto. Eravamo una novità: Forza Nuova non aveva mai avuto un candidato a Grosseto. Siamo stati i primi, e abbiamo forse scontato anche questo. Qualcuno che faccia da apripista ci vuole. Faremo la nostra opposizione. Da fuori».
Carlo Vivarelli. Con la sua lista Toscana Stato, è rimasto sotto l’1%, sfiora lo 0,7% (285 voti), ma anche per Vivarelli, come per Trotta, il risultato di questo certamen elettorale non rappresenta una debacle. «Nonostante i mezzi limitati – osserva – abbiamo superato il nostro traguardo, che era quello di avere il nostro simbolo sulla scheda». E adesso? «La lotta vera – annuncia Vivarelli – comincia ora. Faremo denunce, esposti, azioni giudiziarie sul fronte del caporalato e del lavoro nero, delle attività commerciali fuori legge e dell’immigrazione irregolare». Toscana Stato non dà alcuna indicazione per il prossimo appuntamento al voto, la gara tra Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il candidato del centrodestra (che ha ottenuto il 39,5% dell’appeal, 16.777 voti) e Lorenzo Mascagni, il candidato del centrosinistra (34,5%, 14.659 voti): «I partiti che entrano in consiglio comunale rappresentano – dice Vivarelli – gli Statisti di Stato, al di là delle buone intenzioni dei singoli candidati. Il Partito della Nazione non ci rappresenta».
Marco Barzanti. Il candidato del partito comunista d’Italia, ha ottenuto l’1,3%, 546 voti. «Siamo fortemente contenti - sottolinea Barzanti – perché era dal 2011 che i comunisti erano scomparsi da Grosseto». Legge il voto. «Scomponiamo i risultati di cinque anni fa; nel 2011 la consigliera uscente Cristina Citerni era la candidata a sindaco di Sel e dalla Federazione della Sinistra: Sel prese 2.000 voti e la Federazione, composta da Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi, ne prese 1.000 voti. Noi, da soli, ne abbiamo presi più di 500. La presenza della falce e del martello è stata ripagata. È la nostra ripartenza». E per il ballottaggio? «Noi andremo a votare – dice – ma non voteremo né per il Pd, che fa una politica che non ci piace, né ovviamente voteremo il centrodestra». E quindi «saranno schede non votate per questi due schieramenti». Ora Barzanti non le manda a dire: «Con l’alleanza stretta con la lista di Giovanni Lamioni – sferra l’attacco – il Pd ha compiuto uno spostamento a destra. Da parte nostra pensiamo sia meglio battagliare e fare opposizione con un centrodestra vero (come quello di Vivarelli Colonna) piuttosto che con un centrodestra confuso (il Pd). Nel primo caso, sai con chi hai a che fare».
Massimo Ceciarini. È franco il candidato di “Insieme a Sinistra”: «Sono sereno – dice Ceciarini, 2,6%, 1.116 voti– anche se un po’ di rammarico c’è. Volevamo entrare in consiglio comunale e non ce la facciamo per una manciata di voti. Dispiace che il nostro messaggio, che era un contributo a rivitalizzare la città, non sia stato compreso fino in fondo. Siamo un po’ partiti in ritardo, a Pasqua, ma 1.100 voti non sono pochi e ci motivano a continuare sulla nostra strada». E domenica 19, che farànno Ceciarini e i suoi? «Ah, Mascagni ha già detto che non si apparenta con nessuno», avrebbe tolto così da solo le castagne dal fuoco, come si suole dire. «Che dire? 1.100 voti – conclude – non sono pochi, si preannuncia una lotta all’ultimo voto. E soprattutto, non sono in vendita».
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