Proteste
Primi, secondi o terzi, nessuno ha troppo da brindare
Il vantaggio del centrodestra è importante ma non rassicurante, il centrosinistra crolla ma spera, M5s vola ma è fuori: al ballottaggio partita aperta, decisiva la personalità dei candidati
L'analisi di Emilio Guariglia
Alle dieci del mattino di lunedì 6 giugno a Grosseto mancano ancora i risultati di sei sezioni ed è impossibile tirare la riga dritta e puntuale su questa tornata amministrativa. La notizia più clamorosa, il giorno dopo, è probabilmente questa, la macchina dello spoglio che va letteralmente in tilt. Basti pensare che alle cinque del mattino, sei ore dopo la chiusura delle urne, Comune e Ministero degli Interni erano in grado di dare meno di un terzo dei numeri definitivi perché nei seggi ancora presidenti e scrutatori erano impegnati a ricontare.
Le ragioni di tanto ritardo si chiariranno nelle prossime ore, probabilmente anche sulla scorta di qualche polemica che non mancherà sull’interpretazione notturna a proposito di voti disgiunti e preferenze. Intanto però i dati politici principali sono ben delineati: il Movimento 5 Stelle resta molto al di sotto delle sue stesse attese, al ballottaggio vanno ancora una volta centrodestra e centrosinistra, ma né il centrodestra né il centrosinistra hanno troppo da festeggiare.
I numeri che fanno più impressione sono proprio quelli del centrosinistra, e in particolare del Pd: dopo dieci anni di governo la coalizione passa dal 45,8 ottenuto con Emilio Bonifazi nel 2011 a un modestissimo 34,5 per cento. Un bottino tutt’altro che esaltante, nel quale spicca l’autentico tracollo del Partito democratico, che supera di un soffio il 19 per cento: circa 10 punti in meno delle comunali di cinque anni fa e quasi 17 sotto il risultato del maggio 2015, per le regionali. A “salvare” la coalizione sono la lista del candidato Lorenzo Mascagni, che si avvicina al 10 per cento, e il buon risultato di Passione Toscana, vicinissimo al 4. Anche il Psi offre un contributo prezioso (3,6), ma come il Pd vede un crollo verticale del proprio consenso, più che dimezzato rispetto all’eccezionale 7,8 del 2011.
Dall’altra parte c’è il vincitore pro tempore, il centrodestra. Ma in casa Vivarelli Colonna, al di là della giusta soddisfazione per il successo di tappa, in prospettiva non c’è da dormire sonni tranquilli. La coalizione infatti raggiunge quota 39,6, assai meno rispetto alle attese di chi _ per un lungo periodo _ aveva addirittura coltivato il sogno del colpaccio al primo turno. Per comprendere quanto il risultato non sia esaltante è sufficiente il confronto con le elezioni 2011: allora Mario Lolini, leader di un centrodestra diviso e sfiduciato, portò a casa il 34,5 per cento dei voti, con l’Udc (oggi attestato all’1,3) all’epoca nel fronte opposto. Insomma, l’effetto Vivarelli Colonna c’è stato (la lista col suo nome supera il 10 per cento), ma in misura inferiore agli auspici di uno schieramento nel quale tra l’altro, tolta la lista del sindaco, la leadership è oggi della Lega che supera di misura (oltre l’8 per cento) tutti gli altri partiti.
Guardando al secondo turno, dunque, nessuno dei due schieramenti può sentirsi sicuro o più sicuro dell’altro. Il centrodestra parte con un buon vantaggio ma, fatti salvi gli spiccioli (un punticino percentuale in tutto) da raccogliere tra gli elettori di Forza Nuova e di Carlo Vivarelli, una base certa di allargamento del proprio consenso da qui al 19 giugno proprio non ce l’ha. Idem il centrosinistra: le cinque lunghezze da recuperare non sono poche, anche immaginando (cosa tutt’altro che scontata) di poter portare dalla propria parte quel 5 per cento scarso che si ottiene sommando i voti di Massimo Ceciarini (Insieme, a Sinistra), Marco Barzanti (Comunisti d’Italia) e del civico Massimo Felicioni (Grosseto Oggi).
Insomma, sia per Antonfrancesco Vivarelli Colonna che per Lorenzo Mascagni è evidente, il giorno dopo, come per vincere sia obbligatorio convincere una fetta la più ampia possibile di chi ha votato 5 Stelle al primo turno. E l’impresa appare tutt’altro che facile, per entrambi i concorrenti sopravvissuti.
Il Movimento 5 Stelle rispetto al 2011 compie un balzo in avanti straordinario, concretizzando il dato politico certamente più rilevante e nuovo di questa tornata: dal 5 al 19 per cento, 14 punti in più e un testa a testa con il Pd in caduta libera per essere il primo partito in città. Ma nonostante questo il suo risultato delude le attese e in particolare il candidato sindaco Giacomo Gori _ che pure nel finale tanto aveva invocato il voto disgiunto a suo favore _ non prende niente più della sua lista.
A rigor di pallottoliere i 14 punti guadagnati dall’M5s sono _ pari pari _ quelli che mancano, rispetto al 2011, al centrosinistra. Teoricamente, dunque, nella massa dei votanti a 5 Stelle ci sono tanti grossetani che il voto al Pd e dintorni in passato lo hanno già dato. Ma ipotizzare per questo un automatico “ritorno a casa” di quell’elettorato al secondo turno sarebbe un gravissimo errore di prospettiva. In questo importante voto al 5 Stelle, dopo dieci anni di governo a guida Pd, c’è un palese segnale di insofferenza e di volontà di cambiamento che il 19 giugno potrebbe materializzarsi nelle forme meno prevedibili, dall’astensione al voto per l’alternanza. Un segnale peraltro speculare a quello che gli stessi elettori fedeli al centrosinistra hanno dato “punendo” i partiti del governo uscente, Pd e Psi.
Ecco allora le prime indicazioni di rotta per i naviganti che salpano verso il ballottaggio: vincerà chi saprà accreditarsi come portatore del rinnovamento, del cambiamento vero. Chi saprà smarcarsi, su un fronte e sull’altro, dall’odore di passato che gli circola intorno.
D’ora in avanti, insomma, la differenza la faranno proprio i candidati, Antonfrancesco Vivarelli Colonna e Lorenzo Mascagni. Quindici giorni per tirare fuori, ciascuno dei due, personalità, indipendenza, coraggio, idee. Per riportare alle urne quel terzo di città che oggi è senza rappresentanza. Per avvicinare, per unire.
La partita è cominciata, il pronostico ancora una volta impossibile. L’auspicio invece sì, quello si deve fare: vinca il migliore, vinca Grosseto.
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