Gioco
«La politica ha scaricato l’azienda di Alberese»
Stefanini è stato nel direttivo del Parco: punta il dito contro chi non ha voluto investire nella struttura
Marco Stefanini è stato per quattro anni nel direttivo del Parco della Maremma e per altrettanti nel comitato consultivo dell’azienda agricola di Alberese. Leader dei Verdi a livello provinciale per oltre 10 anni, Stefanini chiarisce in premessa che le sue nomine «furono politiche, effettuate dal consiglio regionale». «Detto questo - prosegue - vorrei parlare del presente e cioè di un delineato disegno di depotenziamento di Alberese, fino a far scomparire del tutto l’Azienda regionale, considerata un brutto anatroccolo, che non fa uova».
Si è sempre detto che l’azienda è una fabbrica di debiti.
«La verità è che la sua esistenza e il presunto sovrapporsi ad altre realtà locali ha fatto si che si sviluppasse, in alcuni ambienti, una latente ostilità nei suoi confronti. Le difficoltà economiche dovute a stagioni climatiche negative, la perdita di prati e pascoli a causa dell’avanzamento verso l’interno del cuneo salino, le perdite nella raccolta delle pine, le difficoltà nel portare avanti gli uliveti, per malattia delle piante o siccità, l’impossibilità di poter attingere al 100% a quello che potevano dare le strutture agrituristiche, tutti questi fattori sono stati presi a pretesto per combattere contro l’Azienda, fino a svuotarla. Dimenticando che in essa, al momento in cui ho lasciato io, nel 2010, lavoravano più di 50 persone. Che traevano reddito buono da agricoltura biologica, zootecnia biologica e altri aspetti sostenibili dell'agricoltura». lei è rimasto molto legato ad Alberese e all’azienda.
«I ruoli che ho ricoperto mi hanno arricchito. Non economicamente, sia chiaro. Sono orgoglioso di quell’esperienza. Ho conosciuto persone in gamba, lavoratori appassionati, una realtà che dovrebbe essere presa a modello dalla Toscana e non solo. Ma questo è avvenuto solo a parole, purtroppo».
Invece prosegue lo svuotamento di Alberese.
«Esatto, sembra che si voglia lasciare ad Alberese solo la parte istituzionale, abbandonando completamente l’aspetto agrozootecnico. Cantina e frantoio sono già adesso depotenziati, il settore commerciale penalizzato. Anche nel settore agrituristico è impossibile stare sul mercato e creare economia, i vigneti non vengono sfruttati al 100 per cento. Ora si capisce dove vogliono arrivare».
Di chi è la colpa?
«Non ho dubbi. Della politica locale, che doveva essere la prima a lottare per la sopravvivenza dell’Azienda e invece ha sempre messo i bastoni tra le ruote, considerandola qualcosa di estraneo, non lottizzabile da Grosseto. Il risultato è che si sta perdendo una grande ricchezza».
Eppure potrebbe essere un volano eccezionale per il territorio.
«Forse siamo ancora in tempo. Dobbiamo smetterla di campare sulle piccole ripicche, sulle invidie che producono solo danni. Penso al rapporto complicato tra qualche amministratore grossetano e l’Azienda stessa, al lassismo complice di altri, al totale disinteresse di chi invece avrebbe dovuto interessarsi, alle cordelline di alcune aziende e ambienti del territorio contro l'azienda e i lavoratori. Il presidente Tizio che mal sopporta l’amministratore Caio, il direttore Sempronio che parla pochissimo con il suo alter ego. Ne ho viste e sentite tante in dieci anni. Di cotte e di crude». Pessimista, sembra di capire. «Ripeto, se il patrimonio agro-naturale di questo lembo della Maremma fosse veicolato nel mondo in maniera diversa, non ci sarebbero problemi di sorta. Penso alla valorizzazione della carne biologica allevata allo stato brado, al settore vitivinicolo, alle visite, al settore dell'accoglienza. Nel tempo giornalisti di tutto il mondo sono venuti a trovarci. Sono rimasti incantati. Ci sono le condizioni per fare bene, mancano le teste».
Lei crede a una sinergia col parco?
«Smettiamola di parlare di sinergie con il Parco. Si tratta di due enti diversi, con scopi diversi. Nella sommatoria tra i due, uno scomparirà. E già si capisce, dalle dichiarazioni di alcuni candidati a sindaco di Grosseto, quale delle due sarà... L’unica speranza per salvare l’Azienda è tenere fuori la politica, che poco o nulla ha fatto quando c'era bisogno».
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