La manifestazione
Se davvero l’importante è partecipare
Perché anche un solo voto può significare tanto in questa giornata elettorale
GROSSETO.Oggi a Grosseto e in altri quattro comuni della provincia è uno di quei giorni che un tempo si amava definire di festa. “Festa della democrazia”.
Si va a votare, per scegliere liberamente – una testa una croce – chi dovrà amministrare il bene pubblico nei prossimi cinque anni. Quella parte di bene pubblico, peraltro, più vicina alle persone e ai loro problemi quotidiani fatti di piccoli spostamenti, gestione della casa, socialità, servizi: la città in cui abitiamo e (magari) lavoriamo.
È vero: gli anni del malaffare politico prima e quelli della grande crisi economica poi – tutt’altro che passati – hanno tolto persino allo speciale giorno delle elezioni gran parte di quell’aura di orgoglio, di felicità, che muoveva la mano sulla scheda, che trascinava in massa alle urne. Da un bel po’, ormai, per molti italiani quello elettorale è il giorno della rabbia o peggio ancora del disinteresse, della rassegnazione “tanto non cambia niente”. E così, ormai da un bel po’, nel Paese della passione politica di gente che va a votare se ne conta sempre meno.
Le ragioni di chi si astiene sono tante e per niente trascurabili, a rigor di logica. Ma forse proprio in considerazione dei mala tempora che corrono, è arrivato il momento di dar meno peso alla logica e più spazio alla passione. Insomma, mai come ora il voto sembra davvero l’unico strumento rimasto in mano alle “persone normali” per far sentire la propria voce e partecipare al cambiamento del mondo. Cominciando proprio dal personale microcosmo, la polis, che della politica è radice concreta, oltreché etimologica.
L’importanza del voto di ogni singola persona risalta lampante proprio qui e ora, oggi a Grosseto. Mai come questa volta, infatti, il governo della città appare conteso e contendibile da una pluralità di persone e di proposte che il tradizionale bipolarismo dei precedenti settant’anni non era riuscito a offrire. E mai come questa volta il risultato appare incerto, di fronte tra l’altro a un’offerta di candidati sulle cui qualità morali (leggi onestà personale e d’intenti) nessuno ha mai avanzato dubbi, neppure nel fervore della lunga campagna elettorale.
Più di qualcuno, in queste settimane, avvicinava invano il giornalista per farsi sussurrare un pronostico. Convinto probabilmente che il giornalista disponesse di chissà quali segrete informazioni, di sondaggi nascosti, utili ad anticipare l’esito. E invece niente. Sondaggi veri non ce ne sono, o perlomeno non se ne son visti, e l’unico lume di chi volesse essere profeta non è che il naso.
Che accadrà, dunque, all’apertura notturna delle urne? A naso, l’evento più probabile è quello del ballottaggio. Ma chi al voto decisivo del 19 giugno sarà chiamato, e con quale “peso” di partenza, per dirlo ci vorrebbe davvero un mago.
La sensazione è che la selezione avverrà per pochi voti, per pochi voti qualcuno potrà giocarsi la volata finale e qualcun altro resterà invece al palo.
Questo significa che ogni singolo cittadino, oggi, con la sua “croce” potrà essere decisivo. Mai come stavolta la frase che solitamente si usa per consolare e magari sfottere lo sconfitto – l’importante è partecipare – può valere anche per l’aspirante vincitore, per sostenere l’affermazione della propria visione della città e del suo futuro.
Ma c’è di più. Questo significa anche che il 19 giugno una buona fetta di elettori non avrà più il suo candidato di partenza a cui affidarsi. Costoro dovranno scegliere, ma soprattutto poi chiunque vorrà vincere di costoro e delle loro istanze dovrà tenere conto. E non solo a parole.
Perché se una richiesta emerge chiara da questa inedita varietà di contendenti è che le persone vogliono contare, essere ascoltate per le loro idee e il loro valore. La Grosseto di domani, non più divisa in due, per uscire dalla crisi avrà bisogno di tutti. Sarà necessario tessere reti, costruire ponti, unire e moltiplicare le energie. Di tutti, nessuno escluso. Anche dei tanti “sconfitti” di oggi.
Questo, comunque vada, sarà il compito dei grossetani e del loro sindaco che verrà.
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