Il dolore
«Ecco il letto antidecubito» Ma la paziente è già morta
Il materasso è stato fornito due settimane dopo il decesso della donna La richiesta urgentissima era di venti giorni prima, alle dimissioni dall’ospedale
GROSSETO. Oltre al dolore la beffa. Il dolore è quello terribile della morte troppo precoce di una persona amata. La beffa è una telefonata arrivata un pomeriggio che annunciava la disponibilità di un materasso antidecubito. Un ausilio importante per chi è purtroppo costretto a stare molte ore steso sul letto. Purtroppo, però, chi avrebbe dovuto beneficiarne era deceduta da due settimane.
Sul volto e negli occhi di chi racconta la vicenda, il follonichese Bruno Dell’Omodarme, sono ancora tanto evidenti i segni della stanchezza e della sofferenza. Ma nelle sue parole c’è anche una punta, legittima, di rabbia. La moglie Elda, con cui ha trascorso molti anni e da cui ha avuto due figli, non c’è più. È morta l’11 maggio dopo una terribile malattia che l’ha portata via in soli due mesi. Bruno riannoda il filo e racconta il calvario di quei tremendi sessanta giorni. La mattina 10 marzo una caduta accidentale sulla porta di casa era stata il primo campanello d’allarme che qualcosa non andava. La corsa al pronto soccorso e da lì in ospedale dove la sera stessa è arrivato il referto: malattia alla testa allo stadio avanzato. Sono iniziati i ricoveri nei vari presidi, le flebo, le iniezioni, le cure per lenire la sofferenza. «Abbiamo incontrato qualche infermiere e qualche medico disponibili, comprensivi e professionali - racconta - ma purtroppo anche tanta, troppa, superficialità e noncuranza». Come quando alla signora - che ormai non riusciva più a masticare e a deglutire bene - la sera del 1° maggio all’ospedale di Grosseto è stata servita della pizza: «Già da diversi giorni mia moglie aveva difficoltà a mangiare. In ospedale le avevano prescritto una dieta con cibi frullati. Poi, il 1° maggio, le hanno portato un trancio di pizza. Ovviamente non ha potuto nemmeno metterla in bocca. Non so come chiamare episodi del genere. Inefficienza? Superficialità?».
Ma il fatto più grave riguarda il materasso antidecubito. Quando il 5 maggio la signora Elda era uscita dall’ospedale, il dottore le aveva fatto la richiesta urgente per un letto apposito, utile per alleviare le lesioni da decubito che aveva già al secondo stadio». La richiesta alla Asl 9 era stata fatta la mattina del 6 maggio alle 9. Per giorni Bruno e i suoi figli non hanno più saputo niente. Poi l’11 maggio la signora è deceduta.
«Il pomeriggio del 25 maggio intorno alle 16 - racconta - a mia figlia è arrivata la telefonata che annunciava la disponibilità del materasso. Cosa dovevamo dire? Siamo rimasti ancora una volta senza parole. Mia moglie era morta da due settimane. E la richiesta, urgentissima, era di 20 giorni prima».
In questa storia triste e a tratti surreale c’è stato anche chi è comunque riuscito a portare un raggio di luce. E sono i volontari dell'associazione “La Farfalla” per le cure palliative. «Se qualche sofferenza le è stata risparmiata è grazie ai volontari della Farfalla - continua Bruno - venivano a Follonica da Grosseto, tutti i giorni. Sono stati competenti, generosi, umani. A loro va il ringraziamento mio e quello dei miei figli». Si può sostenere la Farfalla donando il 5 x mille (codice fiscale 92064910539 Associazione Farfalla onlus) . (r.g.)
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