Il Tirreno

Grosseto

La protesta del pastore «Tenetevi i risarcimenti»

di Fiora Bonelli
La protesta del pastore «Tenetevi i risarcimenti»

Saturnia: Fernando Tizzi, storico allevatore, ha subito l’ennesimo attacco dei lupi e si ribella così alle mancate tutele della categoria: «Non voglio i soldi dello Stato»

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SATURNIA. «Così si distrugge la Maremma. Così si distrugge chi la ama: ecco, questo è ciò che resta del mio lavoro». Fernando Tizzi, lo storico pastore del podere Bacciolina di Saturnia, ha vergato queste frasi su un foglio scritto di getto, con le lacrime agli occhi, e lo ha mostrato accanto a uno dei capi che lunedì pomeriggio i predatori gli hanno sbranato. Invia così un messaggio a chi amministra il Paese: «È lo Stato – dice – padrone dei lupi. È lo Stato che impedisce a me, in casa mia, di lavorare in pace. E poi sono io, la vittima del danno, che dovrebbe dotarsi di cani e di reti a protezione? Lo Stato pretende che a casa mia, nella mia proprietà, restino i “suoi” lupi (o ibridi che siano), pretende che io glieli mantenga e oltre tutto non ha la minima intenzione di venirseli a riprendere». I pastori amiatini si sentono ormai costretti a svolgere una sola funzione: quella di fare da ristoranti ai lupi con il sacrificio del loro bestiame.

Nonostante il bollettino di guerra che – a più riprese – ha interessato il suo allevamento, Tizzi è ben determinato a non mollare: «Si tengano i loro risarcimenti – dice – che vengono elargiti solo a chi mette in atto le tattiche preventive che lo Stato decide in regime quasi dittatoriale. Io – dice – non metto in atto prevenzioni: per lo meno, non metto quelle che vogliono loro. Non mi danno i risarcimenti? Pace, me ne farò una ragione».

L’attacco dei lupi alla Bacciolina c’è stato lunedì pomeriggio, ma Tizzi ha trovato i suoi animali solo martedì mattina: ci racconta come.

«Lunedì ho cercato a lungo – racconta lo storico pastore – ma adesso l’erba è molto alta. Ho girato a lungo, ma non ho trovato nulla: all’appello però mancavano quattro animali. Martedì mattina ho visto i gabbiani e ho seguito il loro volo: mi hanno indicato la direzione. I gabbiani vanno a colpo sicuro quando ci sono le carcasse. E solo così ho ritrovato i poveri resti di una pecora, spolpata fino al midollo. La testa l’hanno portata via i veterinari per analizzarla, mentre un’altra pecora l’ho rintracciata ferita mortalmente e non so se si salverà. Dei due agnelli scomparsi non è rimasto nulla, se non qualche ciuffo di pelo».

L’azienda della Bacciolina non è nuova a predazioni. Una si era verificata anche quindici giorni fa: «La pecora però non l’ho trovata –spiega Tizzi –come spesso capita. Chissà dove sarà andata a morire».

Tizzi è un pastore di quelli fra i più agguerriti e coerenti. Presente ad ogni assemblea o manifestazione, crede sia un sacrilegio la perdita irrimediabile di un settore economico, quello dell’allevamento del bestiamo, così tipico della Maremma: «Vogliono seppellire la pastorizia – dice –ma non si sa con quale scopo. Stanno sconvolgendo un paesaggio modellato dal nostro lavoro, buttando via prodotti genuini e una cultura secolare. E non se ne rendono conto».

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