Il Tirreno

Grosseto

Il primo voto di Giustina nel giorno che fece l’Italia

Gabriele Baldanzi
Giustina Dragoni settant'anni fa e, a destra, oggi
◗
Giustina Dragoni settant'anni fa e, a destra, oggi

Con la gemella Vera compì 21 anni proprio alla vigilia del referendum che abolì la monarchia: le più giovani, a Grosseto, a esercitare il nuovo diritto

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Tra gli oltre 120mila aventi diritto al voto della circoscrizione Grosseto-Siena-Arezzo il 2 giugno del 1946 (la domenica del referendum costituzionale) c’erano anche due giovani ed emozionatissime gemelle grossetane: Giustina e Vera Dragoni. Le due ragazze detenevano un record, che anche all’epoca suscitò l’attenzione dei giornali: erano le più giovani elettrici del collegio, essendo nate il 1º giugno del 1925.

L'introduzione del suffragio universale spalancò le urne a tutti i cittadini maggiorenni (all’epoca questo traguardo lo si tagliava a 21 anni), maschi e femmine, chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Giustina e Vera erano diventate maggiorenni, appunto, il giorno prima della tornata referendaria: «Una gran fortuna».

Anni di stenti. Oggi Giustina compie novantuno anni. Nubile come allora. «Lei, però – spiega il nipote Tommaso – preferisce essere definita signorina». Quinta, insieme alla gemella Vera, di sette figli, ha ancora ben fissato in testa quel periodo e quella giornata: «Venivamo da anni difficili: la guerra aveva mangiato la mia gioventù. Prima di tutto si era portata via mio fratello maggiore, Pietro, disperso in Jugoslavia. Poi, durante il bombardamento di Grosseto in quello sventurato lunedì di Pasqua, un’altra mia sorella, Iva, fu ferita gravemente a una gamba, contraendo un'infezione che ne causò la morte qualche anno dopo, a soli ventisei anni, lasciando orfana mia nipote Maria Rita che, da allora, ho curato come fosse mia figlia».

L’emozione di mamma. Giustina parte da lontano. Quasi avesse bisogno della rincorsa per lanciarsi nella pista dei ricordi: «Il sabato si fece una festicciola di compleanno e il giorno dopo cadeva proprio il referendum. Andare a votare, appena divenuta maggiorenne, fu emozionante e naturale al tempo stesso, anche se ammetto che lo feci, quella prima volta, con una certa inconsapevolezza. Eravamo frastornate dai consigli, in un senso e nell’altro. Ci venivano proposti dai miei fratelli e, di segno opposto, da mio padre. In politica non erano proprio concordi». Alla fine Giustina diede retta a babbo Giuseppe. E anche la sorella Vera. «Il mio ricordo più bello si lega però a mia madre Vittoria – prosegue Giustina – anche per lei era la prima volta al voto. La vidi sorridere come non le accadeva da anni. Chiedeva in continuazione come fare e aveva una gran paura di sbagliare; a me e a mia sorella Vera ci diceva “voi siete fortunate, siete diventate maggiorenni ieri e già votate”. Aveva ragione».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.13588417:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13588417:1652259245/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Le parole di babbo. Babbo Giuseppe, nel dibattito familiare prima del voto, era stato sbrigativo, efficace. Giustina si ricorda ancora le sue parole, come le avesse dette ieri, invece che 70 anni fa. «Quando andrete a votare ricordatevi chi ha rovinato la vostra giovinezza». Il Dragoni alludeva alla perdita del figlio, alla perdita della casa di via Pietro Micca, dove Giustina con la famiglia abitava in affitto. «Era proprio accanto alla ferrovia – rammenta – e fu colpita durante un bombardamento degli Alleati. Così vivemmo due anni da sfollati tra Istia e Petricci».

La paura degli sgherri. Un altro aneddoto interessante Giustina lo sfodera in conclusione della conversazione: «Non capivamo come mai babbo e mamma insistevano perché andassimo tutti insieme al seggio. Noi eravamo signorine e presentarsi con i genitori al fianco ci sembrava quasi un’umiliazione. Babbo, invece, insisteva. Poi capimmo perché. Ce lo disse lui stesso, qualche ora prima di uscire di casa, tutti con il vestito migliore. Lui era preoccupato perché temeva di trovare qualche sgherro davanti al seggio, qualcuno che ci avrebbe imposto come votare, magari con le minacce. Vent’anni di regime non si potevano cancellare con un colpo di spugna...».

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.13588419:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13588419:1652259245/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Caroselli in città. Nella circoscrizione Grosseto-Siena-Arezzo i voti a favore della repubblica alla fine furono superiori all'80 per cento, con una media molto al di sopra di quella nazionale, dove invece l'esito referendario fu più combattuto. «Non ricordo se il giorno dopo o due giorni dopo – conclude Giustina – al momento in cui fu reso noto il risultato, a Grosseto, come in tutta Italia, iniziarono i festeggiamenti per il Corso e in Piazza Rosselli».

Il voto è segreto. Ma c’è una domanda che ripetiamo ben tre volte e a cui la signorina Giustina Dragoni si sottrae come il più diplomatico dei politici: «Lei votò per la repubblica, vero?». «Non insista. Sono passati tanti anni, non me lo ricordo più. Il voto è segreto». Poi, con gli occhi, chiede conferma al nipote avvocato. Che sorride.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web