Il Tirreno

Grosseto

Nell’ex Pomodorificio 30 alloggi

di Paola Villani
Nell’ex Pomodorificio 30 alloggi

Il Comune cerca impresa che realizzi il progetto di housing sociale su un’area di 5.000 metri quadri

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FOLLONICA. Il Comune di Follonica cerca una impresa che sia disposta a costruire 30 alloggi nell’area dell’ex pomodorificio a Cassarello per il progetto di housing sociale. Si tratta di circa 5.000 metri quadrati, quasi al confine con Scarlino, nell’area che prima ospitava un’azienda alimentare follonichese: i nuovi proprietari dello spazio, che presto inizieranno a lavorare per costruire anche loro degli appartamenti e una struttura commerciale, hanno ceduto all'amministrazione il terreno.

Nel comparto urbano di nuova realizzazione, l’intenzione del Comune, come detto più volte dal sindaco Andrea Benini, è quella di mettere in pratica una formula definita appunto housing sociale: si tratta di un modello di edilizia accessibile a quelle famiglie o singoli che non riuscirebbero altrimenti a comprare una casa sul libero mercato, ma che comunque hanno un reddito che non li fa rientrare nell'emergenza abitativa o nelle liste delle case popolari. Da qui l’idea di destinare l’area ceduta dai privati di cinquemila metri quadrati, alla realizzazione di un massimo di trenta alloggi con una finalità particolare e dettagliata da alcune caratteristiche ben precise.

Adesso che sono state risolte le pratiche burocratiche il Comune cerca un soggetto interessato all’intervento che dovrà presentare al municipio del golfo un piano che definisca le modalità di attuazione del progetto edilizio. «Il programma proposto, partendo dall'analisi dei fabbisogni abitativi, dovrà porsi come prioritario il tema della sostenibilità intesa come capacità di soddisfare un’esigenza sociale, tenendo conto della sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento e della sostenibilità ambientale adottando quindi, relativamente ai beni da realizzare, le migliori tecniche finalizzate alla riduzione dei consumi energetici e al risparmio delle risorse», si legge nei documenti comunali.

Gli alloggi realizzati dovranno essere destinati a prima casa e assegnati a singoli o nuclei familiari che siano in possesso di specifici requisiti per l'accesso e la permanenza nella abitazione. A ricevere tali appartamenti potranno essere cittadini italiani, europei o di altro Stato purché in regola con le norme sull’immigrazione, che lavorino nel territorio, che non abbiano diritti di proprietà o usufrutto su altri alloggi; che abbiano un Isee non superiore a 35.000 euro annuo e che non abbiano a qualsiasi titolo avuto altri contributi pubblici per l'acquisto, la costruzione o il recupero di alloggi. Non costituiscono motivo di esclusione invece, l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, a condizione che la stessa sia formalmente risolta al momento della stipula del contratto di locazione e che l’assegnatario sia in regola con il pagamento del canone; l’acquisto o l’assegnazione in proprietà o con patto di futura vendita di alloggio che sia stato espropriato o sia stato dichiarato inagibile dalle autorità competenti o perito senza dar luogo a risarcimento del danno; l’aver fruito del contributo per il sostegno all'accesso alle abitazioni in affitto.

«I requisiti devono essere posseduti al momento della presentazione della domanda e devono permanere al momento dell'assegnazione dell'alloggio». Le case potranno essere date in affitto con canoni sostenibili per una durata non inferiore a 15 anni mentre per gli alloggi con patto di futura vendita il vincolo alla locazione dovrà non essere inferiore a 10 anni. Sarà l'impresa costruttrice a procedere ad una procedura di evidenza pubblica (assicurando modalità di pubblicità e trasparenza con link accessibile anche dal sito web comunale) per rintracciare i soggetti a cui dare gli alloggi.

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