Il Tirreno

Grosseto

“Massaggi romantici” In cinque sotto accusa

di Pierluigi Sposato
“Massaggi romantici” In cinque sotto accusa

Quattro case per appuntamenti scoperte dalla polizia di Stato nel 2015 Procedimento concluso per i gestori sospettati di sfruttamento della prostituzione

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GROSSETO. I clienti pizzicati all’uscita dal centro estetico non avevano potuto che confermare: lì dentro non si facevano solo massaggi, anzi si facevano anche massaggi che poi però finivano tutti con prestazioni sessuali. Erano i “massaggi romantici” che un certo appeal lo avevano tra i clienti, alcuni dei quali grossetani. Quattro centri disseminati in città, con denominazioni diverse ma con uno standard identico, come aveva accertato la squadra mobile che all'epoca - maggio 2015 - aveva chiesto e ottenuto dalla magistratura il sequestro preventivo dei quattro immobili. Perché il fatto che le prestazioni, con tanto di ricevuta, venissero riscosse da donne diverse da quelle che le effettuavano e il fatto che i metodi sexy di pubblicizzazione poco avevano a che fare con i massaggi professionali (e nessuna donna era mai stata vista entrare come cliente), avevano fatto configurare l’ipotesi di sfruttamento della prostituzione, o comunque il favoreggiamento.

Cinque le persone tutte le nazionalità cinese per le quali è stato chiesto il giudizio al termine dell'operazione denominata “Sex in the city”. Tre di loro, tutte assistite dall’avvocato Mariotti di Prato, hanno patteggiato 2 anni di pena all’udienza preliminare con il giudice Sergio Compagnucci: sono Aihong Hu, una donna di 53 anni, sotto accusa perché titolare del Centro Relax di via Fratelli Bandiera; Yong Hu, 40 anni, lui titolare del Centro Tuina di via Pasubio; Jiannan Lei, 37 anni, lui per il Centro Relax Orientale di via Gorizia. Alla prima era contestata l'aggravante del rapporto di lavoro con almeno tre donne identificate e altre non identificate, di cui avrebbe riscosso i proventi (anche lei si sarebbe prostituita). Agli altri due anche il rapporto di coniugio, perché si sarebbero prostituite anche le rispettive mogli, oltre rispettivamente a una e due donne identificate (e altre non identificate). Tutti e tre dovevano rispondere della gestione delle case a luci rosse, attuata fornendo ciascuno il numero di cellulare sui siti internet.

Rito abbreviato fra un mese, invece, per Kangquin Zhu, una donna di 30 anni, assistita dall’avvocato Lottini: titolare del Centro Massaggi Orientali di via Pepe, con le stesse modalità avrebbe sfruttato o favorito la prostituzione di almeno una donna. Per quello stesso centro è stata rinviata a giudizio (prima udienza a ottobre) Huanfeng Sun, 57 anni, proprietaria dei locali (due le donne identificate che lì dentro si sarebbero prostituire - difesa De Stasio).

Davanti al locale di via Pepe, la polizia aveva organizzato servizi di appostamento nel dicembre 2014: un agente si era finto cliente e la ragazza trovata all'interno lo aveva condotto in una stanza con luci soffuse e gli aveva proposto prestazioni sessuali per 30 e 50 euro. L’agente si era allontanato con una scusa ma aveva portato via un biglietto che faceva riferimento a un sito internet con recapiti di centri massaggi cinesi in tutta Italia, dove ragazze ammiccanti in abiti succinti facevano capire che si poteva andare ben oltre. E ben oltre (masturbazioni) erano andati i clienti fermati all’uscita dai locali.

Idem in via Pasubio (febbraio-aprile 2015) e in via Gorizia (l’agente era entrato anche qui, marzo-aprile 2015). Bastava pagare qualcosa in più e il servizio aggiuntivo era assicurato. Tra marzo e aprile infine gli appostamenti in via Bandiera, per il centro che sul web era pubblicizzato come “Cina Massaggi”: «Una giapponese, una cinese e una thailandese». Il 20 marzo la polizia di stato aveva compiuto accertamenti amministrativi insieme alla municipale: dentro c’erano tre donne cinesi e tutto sembrava destinato a una permanenza continuata, visto che c’erano frigorifero, forno, materassi, scorte alimentari. Una quarta donna aveva confermato gli atti sessuali, i cui proventi finivano alla titolare.

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