Sicurezza
Centro per autismo le incognite restano
Qualcosa si muove ma le famiglie sono ancora preoccupate È in via di consegna la nuova sede. Resta il nodo risorse
GROSSETO. Centro per l’autismo di Grosseto: qualcosa si muove ma le incognite restano e le famiglie sono preoccupate.
A distanza di più di due mesi dall’assemblea molto partecipata con i genitori che vide anche l’intervento del direttore sanitario dell'azienda Usl Toscana Sud Est Simona Dei, la Fondazione Il Sole, l’associazione grossetana genitori bambini portatori di handicap (Aggbph) e il movimento delle Iron Mamme fanno il punto sulle novità relative al Centro per l’autismo di Grosseto.
«L’assemblea del 18 marzo - esordisce la presidente di Aggbph, Flavia Cianferoni - è servita a mettere a fuoco tutti i problemi che riguardano la terapia dell’autismo nel nostro territorio: quello che non va, quello che manca e soprattutto cosa c’è da fare per dare più garanzie e risposte alle famiglie. In quella sede sono stati presi degli impegni precisi davanti all’assemblea e per due di questi siamo vicini alla soluzione: è in via di consegna la nuova sede del Centro autismo al distretto di Gorarella e sono state avviate le procedure per ricoprire i tre posti di neuropsichiatra infantile vacanti da tempo nell’organico nella nostra provincia». Qui però per le famiglie il bilancio positivo si ferma. «Purtroppo - dice Flavia Cianferoni - su tutto il resto sembra che la Asl non possa prendere ulteriori impegni per mancanza di risorse. Eppure come associazione e insieme alla Fondazione Il Sole e alle famiglie abbiamo dato la piena disponibilità a trovare contributi o addirittura a cofinanziare i servizi per potenziare il centro, a patto che però ci sia uno sforzo e un impegno anche da parte dell'azienda sanitaria».
Al momento il Centro autismo di Grosseto sta lavorando al massimo delle sue possibilità con i quattro operatori di cui dispone (uno psicologo, una psicomotricista, un’educatrice e un logopedista) ma malgrado il superlavoro e l’impegno egregio che viene riconosciuto anche dalle Iron Mamme la struttura non è in grado di far fronte ai bisogni in costante aumento. «Al momento vengono seguiti 34 bambini - dice Simona Bandettini del gruppo delle Iron Mamme - ma quelli in lista di attesa sono 40 ed è un numero sempre in crescita. E poi ci sono tutti i casi che restano fuori come un gruppo di piccolini per i quali le famiglie hanno avviato per conto proprio delle terapie private alternative: per l'autismo è infatti fondamentale l’intervento precoce». «Per ogni bambino che non viene diagnosticato in tempo - sottolinea a questo proposito un’altra mamma, Simona Vasile - si brucia la possibilità stessa di poterlo recuperare».
L’appello delle Iron Mamme è chiaro: ci sono delle linee guida precise in materia di autismo e l’azienda sanitaria deve mettere in campo tutti gli sforzi possibili per migliorare il servizio. Da parte sua l’Asl precisa il fatto che durante l’assemblea del 18 marzo scorso erano state individuate le due priorità su cui lavorare nell’immediato: la questione della nuova sede del centro e il bando per la neuropsichiatria infantile. Se questi obiettivi sono di fatto in dirittura di arrivo (con la sede in fase di consegna e la selezione pubblica degli specialisti avviata) resta aperta la questione del progetto da sviluppare con le famiglie e con l’apporto del volontariato. «Il progetto non è stato abbandonato - si apprende dall’Asl - ma va rivisto e rimodulato anche in base alla disponibilità di risorse e a breve ci sarà un nuovo incontro per discuterne».
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