Il Tirreno

Grosseto

Faccia a faccia in piazza i candidati scaldano la platea

di Giovanna Mezzana
Faccia a faccia in piazza i candidati scaldano la platea

Felicioni rimprovera Vivarelli Colonna per l’assenza, Mascagni fa arrabbiare i fan del M5s Ceciarini se la prende con le bandiere di Forza Nuova ma Trotta respinge la provocazione

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GROSSETO. C’è stato qualche sgambetto e anche qualche (tentato) colpo basso. In amore e in campagna elettorale è tutto lecito, ma nessuno dei candidati intervenuti a un dibattito domenicale – a pochi giorni dal voto – ha abusato di questa licenza. Duecento spettatori (all’incirca) hanno assistito al confronto pubblico tra gli aspiranti primo cittadino. La location, piazza Nassiriya. Il promotore, il candidato Massimo Felicioni, ovvero la sua lista “Grosseto oggi per domani”. Doveva essere un dibattito a otto, cioè con tutti i protagonisti della sfida elettorale. Fino all’ultimo minuto i bookmaker lo hanno dato a sei: il candidato del centrodestra Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il prescelto dal Movimento Cinque Stelle Giacomo Gori erano intenzionati a declinare l’invito. Gori ha cambiato idea e – reduce da una pedalata con i supporter – è arrivato nell’agorà cittadina. La sedia di Vivarelli Colonna – era il giorno della cresima di sua figlia – è invece rimasta vuota. E Felicioni non gliel’ha perdonato: «Chi decide di farsi avanti per diventare sindaco – punge il candidato di “Grosseto oggi per domani” – deve essere pronto anche a qualche sacrificio familiare».

Nessuno esce vincitore o battuto dalla sfida in piazza. Se la sono giocata: cinque minuti per presentarsi – chi sono, da dove vengo, dove voglio andare – e tre minuti per rispondere alle domande. Ha condotto la sfida a sette, il giornalista di Tv9 Carlo Vellutini.

Tutti i candidati hanno cercato il favore del pubblico: è umana debolezza, ancor prima di tattica politica. C’è chi l’ha fatto parlando al cuore e chi alla pancia. E chi ricorrendo – tentativo un po’ retrò, diciamocelo – alla polarizzazione degli umori: «Scusate – esordisce Massimo Ceciarini di “Insieme a Sinistra” – ma io sto seduto. Non voglio che i fotografi mi immortalino mentre ho alle spalle le bandiere di Forza Nuova. Siamo agli antipodi». Federico Trotta, il candidato di Forza Nuova, non coglie e solo quando sarà il suo turno assesterà, pacificamente, la risposta: «Queste bandiere (quelle di Fn non erano le sole, ndr) sono tutte belle – dice il ventiseienne studente universitario – Vogliamo o no che la politica torni nelle piazze?».

Sconfina – volutamente? – su un terreno minato Lorenzo Mascagni, Pd, l’uomo su cui il centrosinistra ha puntato tutto. Parla di onestà e di sindaci e vengono fuori i nomi dei primi cittadini eletti a marchio M5s, ora sotto inchiesta: «Io sono garantista – dice guardando Gori – anche per Pizzarotti e Nogarin (rispettivamente sindaco di Parma e di Livorno)». Gori ribatte qualcosa, poi incassa e molla lì la provocazione: ci pensano i “suoi” dal pubblico. Il messaggio – urlato – dai supporter pentastellati a Mascagni è: “guarda che l’onesta non è solo roba tua”. C’è un po’ di tensione, e a Mascagni viene rinfacciato il famigerato patto con Verdini (forse l’unico vero tormentone di questa campagna elettorale grossetana). Macché patto, non esiste, fantasie: suona così, e a volo d’uccello – quasi non ce ne fosse neppure l’esigenza – la replica di Mascagni. Rientra tutto nei ranghi e il candidato del Pd, tornato a sedersi, sorride a Gori, seduto accanto a lui. Che dire? Fair play.

È curioso notare che gli aspiranti al posto di Emilio Bonifazi che arrivano dai due estremi – il partito Comunista d’Italia e Forza Nuova – si propongano con lo stesso cavallo di battaglia: e cioè, i servizi pubblici devono tornare pubblici – no alle privatizzazioni – è il leitmotiv del programma elettorale sia di Marco Barzanti (PcdI) che di Trotta (Fn).

Il dono della sintesi? L’hanno avuto Barzanti e soprattutto Carlo Vivarelli della lista Toscana Stato.

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