Finanza
Ma che bel castello. Chiuso
Pochi fondi e mai certi: la fortezza di Arcidosso visitabile a singhiozzo
di CRISTIANO BERNACCHI
«Bello questo castello, perché è chiuso?». Nessuno ha saputo dare una risposta precisa alla domanda di alcuni stupiti turisti che, nei giorni scorsi, si trovavano ad Arcidosso e avrebbero voluto visitare il suo gioiello medievale.
Ma è la stessa domanda che si pongono tanti cittadini di questo borgo amiatino che a fine maggio ancora non sanno con certezza come e quando riaprirà il Castello Aldobrandesco(risalente all’anno mille). Domanda che ha fatto la sua comparsa anche su facebook, con un recente post del consigliere di minoranza di Arcidosso Michele Nannetti, dove lamentava polemicamente proprio l’attuale chiusura del Castello.
E pensare che al suo interno si trovano ben due allestimenti museali che condensano la storia di questo territorio e del paese di Arcidosso. Il primo è il Centro studi David Lazzaretti (inserito nel sistema dei Musei di Maremma e nel circuito museale regionale), dove si ricostruisce la parabola del “profeta dell’Amiata” attraverso fotografie, documenti, dipinti e vestiti del periodo in cui visse(1348-1878). Il secondo invece è più recente e riguarda gli Aldobrandeschi, famiglia comitale lucchese che proprio dall’Amiata costruì uno dei più grandi e longevi stati feudali della Toscana.
È proprio da una più attenta lettura del ruolo giocato da questa famiglia nella struttura di un intero territorio che l’Università di Firenze, cattedra di Archeologia medievale, in sintonia con il Comune di Arcidosso a fine 2014 volle rendere noti i risultati di alcuni suoi studi e ricerche con una mostra-museo permanente.
Un allestimento storico e archeologico che ha coinvolto anche l’arte contemporanea con dei bassorilievi in bronzo che ritraggono in perfette miniature i più influenti personaggi di questa famiglia.
All’avanguardia anche gli strumenti e i metodi di fruizione della mostra-museo, con testi in Italiano e Inglese, accessibilità tattile e concettuale per non vedenti e ipovedenti. Peccato però che tutto questo lavoro e materiale raccolto ad oggi non abbia ancora trovato una gestione che sappia offrire al potenziale pubblico il punto di riferimento museale dell’Amiata come era stato pensato in origine.
Se infatti ripercorriamo questi ultimi due anni, il Museo è passato dalle mani di una Cooperativa a quelle della Proloco (Arcidosso) senza ottenere troppi risultati in termini numerici. Per giungere ad oggi quando il Museo non solo non ha ancora un affidamento, ma si trova alle porte della stagione estiva, quella più appetibile per i turisti del territorio, addirittura chiuso e totalmente privo di un calendario di apertura e chiusura.
Il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini, da parte sua rassicura dicendo che «Il castello riaprirà al pubblico il primo giugno e sarà la Proloco a gestirlo». Insomma, pur dopo aver perso le opportunità dei ponti di primavera (Pasqua e del 1º maggio), da mercoledì prossimo sembra che il Castello riapra al pubblico. Ma come lo stesso sindaco si lascia sfuggire, si tratta ancora una volta di quella gestione “tampone” che questa innovativa mostra-museo ha già conosciuto nei suoi quasi due anni di vita.
L’assessore alla cultura Adriano Crescenti fornisce alcune informazioni in più. Ovvero che il Museo di Archeologia medioevale del Castello è entrato a far parte del Sistema museale Amiata sotto l’Unione dei Comuni «e ad oggi non sappiamo ancora quali saranno le risorse messe a disposizione per il suo affidamento», in quanto segue il bilancio dell’Unione dei Comuni di fine maggio. Ecco perché è stato chiuso fino ad oggi.
Eppure poco più di due anni fa, nel programma elettorale di Arcidosso Comunità Viva con il quale lo stesso Marini è diventato sindaco, il rilancio del Sistema museale amiatino doveva passare proprio per il Museo di Archeologia Medioevale. Sono già passati due anni e il Castello ha avuto perlopiù gestioni momentanee e aperture a singhiozzi.
E allora ecco che si ritorna alla domanda iniziale, quella che sorge spontanea: quanto dovranno attendere ancora cittadini e turisti per vedere aperto(con calendario annuale e non per i soli mesi estivi) con una certa continuità, quello che sarebbe dovuto diventare il fiore all’occhiello culturale di Arcidosso?
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