Il Tirreno

Grosseto

«Poche donne e un machismo latente»

di Gabriele Baldanzi
«Poche donne e un machismo latente»

Valentina Culicchi (capolista Pd): «Quote rosa azzerate dalla giunta Cinque Stelle, spazio minimo con Vivarelli Colonna»

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GROSSETO. Valentina Culicchi, medico nutrizionista e capolista del Pd alle amministrative del 5 giugno, potrebbe essere una delle donne nella prossima giunta in caso di vittoria da parte di Lorenzo Mascagni. In questi giorni si divide tra lavoro, famiglia e campagna elettorale.

«Un anno fa, per le Regionali, mi concessi una full immersion - spiega - stavolta no. Non ci sono le condizioni». Con lei parliamo proprio di pari opportunità, di donne in politica.

Perché così poche?

«Perché per le donne resta complicato impegnarsi in politica, magari con ruoli istituzionali, pubblici. L’essere madri e professioniste ci fa spesso rinunciare a un impegno esclusivo e dedicato, in termini temporali, come viene richiesto invece per svolgere un incarico amministrativo. Quasi sempre, tra la vita pubblica da una parte e i figli e la famiglia dall’altra, noi scegliamo la seconda, perché la nostra cultura assegna ancora il compito della cura familiare quasi esclusivamente alla donna. E spesso la donna sostituisce anche un welfare inadeguato nell’accudire gli anziani non autosufficienti».

In fondo, quindi, la scelta del Movimento 5 Stelle che al momento non presenta donne in un’eventuale giunta ha un fondamento.

«Siccome non era obbligatorio comunicare adesso la giunta, io avrei allargato la selezione, atteso ancora qualche giorno ed evitato di lanciare un messaggio che è doppiamente negativo: per loro non ci saranno donne ad amministrare, ma soprattutto non si rispetta una legge che è molto chiara e viene ribadita anche dagli organi statutari del Comune. Ma anche Vivarelli Colonna, viste certe premesse, non mi pare che abbia tutta questa sensibilità..».

Quali premesse?

«Il machismo latente, il fatto che ci siano poche donne nelle liste, nessuna capolista. E ancora lo spazio - minimo - che è stato concesso a figure femminili nel corso della campagna elettorale dallo stesso Vivarelli Colonna».

Il suo impegno e quello del Pd.

«Noi continueremo a portare avanti politiche di sostegno alla famiglia, perché le donne possano avere reali pari opportunità. È un impegno personale».

Settant’anni fa l’introduzione del suffragio femminile.

«Sì, e siamo ancora qui a parlare di certi temi. Fu un passo avanti socio-culturale per l’intera società italiana, sospinta dal movimento femminista, nonché il riconoscimento dell’impegno profuso dalle donne durante la Seconda guerra mondiale e la Resistenza. Ventuno donne trovarono poi posto nella neonata Costituente, andando a contribuire alla redazione della Costituzione, informata a principi di uguaglianza e pari dignità. Quel voto del 1946 me l’ha raccontato più di una volta mia nonna, citando Tina Anselmi». E oggi?

«Mi verrebbe da dire che quelle ventuno donne hanno fatto da apripista a noi, a conquiste fondamentali come la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, l’apertura della magistratura alle donne, la parità di trattamento sul lavoro, fino ad arrivare ai nostri giorni, dove due donne che ricoprono il ruolo di ministro sono protagoniste di riforme importanti per il Paese».

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