Il Tirreno

Grosseto

Rifiuti dalla Terra dei fuochi Sequestri anche a Sorano

di Francesca Gori

I carabinieri del Noe hanno acquisito documenti in un impianto di concimi Due i trasporti sospetti arrivati dalla Campania: il materiale non è pericoloso

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SORANO. Decine di episodi di sversamento e copertura abusiva di materiali vari, rifiuti che dovevano essere smaltiti in discarica ma che diventavano mattoni utilizzati nei cantieri. Mattoni friabili, pericolosi. E una giro di 8mila tonnellate di materiale edile abusivo, finito in una discarica di Giugliano, in provincia di Napoli.

L’inchiesta che è partita dopo la segnalazione di un cittadino che vive vicino alla discarica e che aveva visto passare un camion della spazzatura che aveva seminato dietro di sé materie prime usate nei cantieri e si era rivolto ai carabinieri. Un’inchiesta, quella della terra dei fuochi in Campania, che è arrivata anche in Maremma, dove i carabinieri del Noe, guidati dal capitano Umberto Centobuchi, hanno sequestrato alcuni documenti in un’azienda che produce concimi e fertilizzanti a Sorano.

Gli uomini del Noe sono andati alla Concimi San Giorgio, dove, nell’agosto del 2014 era arrivato un camion che trasportava del materiale che sarebbe dovuto essere poi trasformato in fertilizzante. I documenti di trasporto però non erano conformi al materiale che è stato scaricato alla San Giorgio: la caratterizzazione era falsa, e falsi erano quindi i certificati di analisi per il trasporto e il conferimento. Quello che i carabinieri del Noe hanno però accertato è che non si tratta, come in altre zone dove sono stati eseguiti i sequestri, di materiale pericoloso ma erano scarti dell’industria conserviera. L’indagine quindi è arrivata anche nella società che conta a Sorano otto dipendenti, e che ha la propria sedie a Treviso.

I carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno sequestrato quindi la documentazione che riguardava quei due scarichi di materiale e tutte le integrazioni oltre alle bolle di carico e scarico di quei due viaggi.

La società è a Sorano da quasi trent’anni e nell’impianto che ha sempre superato tutte le certificazioni ambientali e le analisi fatte dagli enti, dà lavoro a otto persone. Quello che la Procura di Napoli, titolare dell’inchiesta dovrà accertare è se il titolare della società era a conoscenza che il materiale che gli è stato venduto fosse diverso da quello indicato nelle bolle di trasporto.

Qualche problema, nel passato, a Sorano c’era stato. Ma erano problemi legati soprattutto al cattivo odore della produzione. Era intervenuta l’Arpat ma i parametri della lavorazione erano tutti in regola.

La società è stata aperta oltre vent’anni in quella che era la stalla sociale di San Valentino, un esperimento che però era naufragato dopo poco dalla sua creazione. La stalla sociale era fallita e gli imprenditori trevigiani avevano scelto quel posto per installare l’impianto. Poi, una volta dichiarato il fallimento, i locali sono stati acquistati dalla società e da decenni in quell’azienda vengono prodotti concimi con il marchio San Giorgio appunto. Il gip del tribunale di Napoli ha emesso ieri 17 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti imprenditori che avrebbero siglato un accordo per smaltire rifiuti speciali nelle cave San Severino e Neos di Giugliano, uno dei 57 comuni della Terra dei fuochi infiltrati da rifiuti tossici. Un patto illecito che avrebbe fruttato a quegli stessi imprenditori un risparmio di circa un milione di euro in otto mesi, quanto è durato il monitoraggio degli investigatori.

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