Il Tirreno

Grosseto

lavoro

Azienda Alberese, 37 posti a rischio

Gabriele Baldanzi
Azienda Alberese, 37 posti a rischio

Flai e Fai lanciano l’allarme: «È chiara la volontà di svuotare la parte produttiva lasciando solo quella istituzionale»

3 MINUTI DI LETTURA





ALBERESE. L’ex Azienda agricola di Alberese sta per essere nuovamente ristrutturata e ancora una volta (era già accaduto nel 2011-2012 con il passaggio a Terre regionali toscane) 37 persone - tra dipendenti fissi e avventizi - sono in ansia per il futuro. A mettere in piazza questa vicenda sono Flai Cgil e Fai Cisl, in un articolato documento in cui i segretari provinciali Pier Paolo Micci e Antonella Biondi ripartono dalle recenti dichiarazione del direttore generale e del consigliere regionale Anselmi.

«Non c'è da stare tranquilli - commenta Micci - perché appare chiara la volontà di arrivare a uno svuotamento della parte produttiva dell’azienda, lasciando in essere solo quella istituzionale. Ricordo che già abbiamo perso circa il 50 per cento degli avventizi, anche di quelli storici, che fino a ieri sviluppavano un lavoro di oltre 200 giornate ciascuno». «Questo percorso - prosegue Antonella Biondi - è iniziato nel 2011 con la trasformazione in ente pubblico non economico dell’ex Azienda agricola Alberese. In questa operazione tutte le attività economiche sono state trasferite in una srl (vigneti, cantina, oliveti, frantoio, negozio, vivaio, agriturismo), mentre le altre attività istituzionali sono rimaste nell’ente pubblico, per esempio la realtà del Germoplasma animale e vegetale, la ricerca e la sperimentazione in ambito agricolo, gli antichi mestieri, cereali, butteri e le perle patrimoniali».

Adesso la ristrutturazione andrà avanti. L’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi ha descritto di recente un percorso di ristrutturazione dell'ente, necessario a garantirne la continuità. Ma questo progetto non è proprio ciò che i sindacati auspicavano. Tutt’altro. Perché ridurre la parte produttiva dell’azienda, inutile girarci intorno, vuol dire - come già è successo - ridurre l’occupazione degli avventizi. «Ma la cosa ancor più importante da sottolineare - proseguono i segretari di categoria di Cgil e Cisl - è l’assenza di un piano strategico per lo sviluppo dell'ente, che dovrebbe garantire almeno il lavoro degli operai a tempo indeterminato, visto che i finanziamenti sono sempre minori. Come rappresentanti dei lavoratori chiediamo quindi maggiori garanzie per le famiglie che lavorano in questa realtà, perché all’oggi l’unica certezza è che entro fine anno tutte le attività agricole andranno in gestione esterna».

A Grosseto non c'è ottimismo. «Noi - sono ancora parole di Micci e Biondi - crediamo che la ristrutturazione di una realtà così importante debba passare da un progetto di legge condiviso con i rappresentanti dei lavoratori, che miri a ridefinire il ruolo delle attività istituzionali, come richiesto più volte dal sindacato. Tutto questo sia per proteggere l’evoluzione dell’ente, sia per garantire al territorio la necessità di una buona occupazione, vista la crisi in cui versa la provincia di Grosseto e il Paese».

Ma cosa chiedono i sindacati? «Il polo tecnologico della ricerca, in fase di realizzazione all’ex Enaoli, può e deve avere un ruolo, così come si potrebbe ulteriormente rafforzare la sinergia con l'Ente Parco. In poche parole occorre rovesciare il punto di partenza non considerando questa realtà un problema, bensì un’opportunità, con un programma di lunga durata che vada oltre i mandati temporali dei singoli assessori». Flai Cgil e Fai Cisl si dicono «aperti alla discussione attraverso la creazione di un tavolo permanente tra tutte le parti interessate, cercando di recuperare anche gli avventizi che adesso non vengono più impiegati».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa