Lutto
La Street Art copre il manifesto contestato
Maxi foto elettorale nel mirino, Vivarelli Colonna incarica writer di dipingere il telone che la nasconde
GROSSETO. Et voilà «il mio faccione sorridente non si vede più: contenti?». La prende con filosofia Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il candidato a sindaco del centrodestra bacchettato per la maxi fotografia, che lo ritraeva, e con cui aveva addobbato l’esterno del suo comitato elettorale di via Aurelia Nord. Da ieri pomeriggio sul telone bianco – srotolato lunedì per mettersi subito in regola con la prescrizione imposta dalla norma – è comparsa una figura di donna. È l’opera di un writer: Mad Kime, nome d’arte di Claudio Chimenti, giovane grossetano trentaduenne, grafico pubblicitario, ma soprattutto firma notissima (e apprezzata) della Street Art autoctona.
Ricapitolando: prima c’era il maxi primo piano di Vivarelli Colonna, poi un telone bianco, ed ora c’è un graffito che rappresenta una donna, una madre – spiega il candidato – che tiene in mano un foglio bianco, sul quale appuntare proposte e suggerimenti. È la città, quella donna, è Grosseto.
Mossa originale quella di Vivarelli Colonna, che risponde con ottimismo a quello che poteva essere un calcio negli stinchi. In amore e in campagna elettorale tutto è del resto lecito e Vivarelli Colonna era stato una delle “vittime” dell’ecoscandaglio degli agenti della polizia municipale che nei giorni scorsi hanno fatto visita a gazebi e comitati elettorali. E hanno ricordato che, a partire dal trentesimo giorno prima del voto, è (tra altre prescrizioni) vietata la propaganda elettorale figurativa, a carattere fisso: il maxi primo piano di Vivarelli Colonna, insomma, doveva sparire.
«Si tratta di una norma che è stata applicata solo a Grosseto – nota Vivarelli Colonna – E questo la dice lunga su dove si può arrivare in campagna elettorale. Io ero quello che ci avrei rimesso di più. Poco importa, anche se rimane un po’ di amaro in bocca, anche perché nel 2009 la norma non venne applicata nei confronti di Leonardo Marras, che tappezzò la città con i suoi manifesti. Ma noi andiamo avanti. Rispondiamo con i nostri talenti, inaugurando un progetto di partecipazione attiva che si basa su senso civico, cultura, sicurezza, lotta contro il degrado e per la diffusione del senso civico».
Una curiosità. La norma che “sanziona” il maxi manifesto di Vivarelli Colonna (e non solo il suo) è del 1956, anno politicamente cruciale, ma questa è (davvero) un’altra storia.
Giovanna Mezzana
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