Italia
I cacciatori in coro: «Troppi balzelli»
Circa 200 doppiette maremmane si sono riunite a Marsiliana per dire no alla nuova legge obiettivo sugli ungulati
MARSILIANA. «Siamo offesi nella nostra dignità. Si va avanti a balzelli. Andare a caccia è diventato quasi impossibile». Circa 200 cacciatori maremmani si sono riuniti a Marsiliana per dire no alla legge obiettivo sugli ungulati. Una legge che prevede gli abbattimenti degli ungulati e che alle doppiette maremmane - così com’è impostata - proprio non va giù.
Sei amministrazioni (Manciano, Sorano, Pitigliano, Castiglione della Pescaia e Magliano in Toscana) hanno scritto qualche giorno fa al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi per «condividere le criticità che i cacciatori dei nostri territori hanno rappresentato» e manifestare il proprio dissenso sulla nuova legge obiettivo sui cinghiali. L’atmosfera è in fermento.
La caccia in battuta è parte della storia della Maremma toscana e della provincia di Grosseto.
A Marsiliana si sono ritrovati cacciatori di tutte le età, dai più vecchi, quelli che imbracciano il fucile da decenni e quelli che lo hanno conosciuto in tempi più recenti. Tutti però tutti l’esperienza delle battute al cinghiale, della braccata e della caccia a squadre. Molti di loro dovranno tornare a scuola per imparare come si spara a un cinghiale. Impensabile per chi quel fucile lo porta in spalla da tempo. «Vogliono farci tornare a scuola per insegnarci come si ammazza un cinghiale, loro che non sanno distinguere un cinghiale da una pecora», hanno detto stizziti in coro. «Per dire no a questa legge basterebbe poco - ha spiegato un altro di loro - Basterebbe non fare più il porto d’armi per un anno, non pagare l’Atc e così non ci sarebbero i soldi per pagare i danni che i cinghiali fanno agli agricoltori. Ad ammazzare i cinghiali mandiamoci l’assessore».
Per alcuni cacciatori tutto sarebbe spiegato dal dio denaro. «È solo un gioco di soldi. Soldi per andare a scuola, per il porto d’armi e per tutte le gabelle - dice Paolo Caminati - C’è una disparità di trattamento fra noi e altre zone della Toscana».
«Ad ammazzare i cinghiali - dice un altro cacciatore - devono andare le squadre, tutte, non ci può essere una persona sola che decide per tutti».
E c’è chi solleva un altro problema ancora.
«Non si possono ammazzare gli animali nei mesi del parto. Non si possono uccidere i cinghiali a marzo. Quando la caccia finisce gli animali poi si riproducono. Vanno salvaguardati».
Luciano Ferrari ritiene che una delle soluzioni potrebbe essere quella di coinvolgere i capi caccia e i sindaci che sono in grado di dialogare con le istituzioni regionali. I cacciatori sono sul piede di guerra e aspettano risposte al documento che i sindaci hanno inviato a Enrico Rossi e a Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura.
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