Il Tirreno

Grosseto

Cure più efficaci per lo scompenso cardiaco

Cure più efficaci per lo scompenso cardiaco

Grazie anche ai risultati di uno studio toscano coordinato da un’équipe dell’ospedale di Grosseto

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GROSSETO. Lo scompenso cardiaco non deve essere considerato una patologia solo del cuore. Partendo anche da questa consapevolezza c’è una marcia in più oggi nella cura dei pazienti che soffrono di questa patologia. E c’è molto di grossetano in un recente studio sull’insufficienza cardiaca che ha coinvolto la gran parte dei reparti di medicina interna degli ospedali toscani: la relazione che fissa i risultati è a cura di Valerio Verdiani, direttore della medicina interna dell’ospedale di Grosseto, che ha coordinato lo studio, in collaborazione con la sua equipe.

I risultati saranno presentati al congresso Heart Failure 2016: si tratta del più importante evento internazionale sullo scompenso cardiaco, che si svolgerà a Firenze dal 21 al 24 maggio; esperti da tutto il mondo si confronteranno e si scambieranno idee sull’impatto di questa patologia e sui nuovi sviluppi clinici e farmacologici. E in questa occasione la sanità grossetana avrà un ruolo di primo piano grazie al lavoro svolto dall’equipe del direttore Verdiani.

Promossa dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti della Toscana, la ricerca è stata condotta su 770 pazienti con scompenso cardiaco. Ogni struttura toscana di medicina interna ha avuto a disposizione un database nel quale sono stati inseriti dati sulla condizione dei pazienti: la gravità della patologia, la terapia somministrata, il decorso, i risultati dei controlli periodici. Una prima sintesi della ricerca era stata presentata da Verdiani, nell’edizione 2015, che si era svolta a Siviglia, dell’Heart Failure. A Firenze il focus sarà sui pazienti più anziani, in particolare gli ultra85enni, che rappresentano il 47% della casistica.

«Lo scompenso cardiaco è in costante aumento – spiega Verdiani – per l’incremento della vita media e per il miglioramento delle terapie nei pazienti con cardiopatia ischemica, che sopravvivono più a lungo all’evento acuto, come l’infarto, ma possono andare incontro, nel tempo, all’insufficienza cardiaca. Il 75% dei pazienti con questo problema viene ricoverato in medicina interna; lo scompenso cardiaco, infatti, non deve essere considerato una patologia solo del cuore: come abbiamo rilevato nello studio, è sempre più spesso associato a molteplici altre patologie. I risultati emersi da questa importante ricerca, offrono agli specialisti informazioni fondamentali per migliorare la cura dei pazienti».

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