Sicurezza
Cetacei all’attacco, pescatori ko
Reti distrutte, pesci divorati e danni per migliaia di euro. «La Regione ci aiuti»
PORTO SANTO STEFANO. «Ci mangiano tutti i pesci e ci strappano le reti». La piccola pesca di Porto Santo Stefano messa in ginocchio dai “feroni”, cetacei che abitano anche le acque del promontorio.
I pescatori tendono a specificare che «non si tratta di delfini, perché quelli saltano e giocano vicino alle barche, ma di cetacei che si nutrono derubando il pescato presente nei tramagli della piccola pesca».
Secondo gli esperti, pare che si tratti di Tursiops Truncatus, un cetaceo appartenente proprio alla famiglia dei delfinidi. In ogni caso, questo problema mette sempre più in crisi la piccola pesca locale che, adesso come non mai, sta subendo le conseguenze di questi “attacchi”. I danni, al momento non quantificabili, ammontano a migliaia di euro: ogni pescatore è costretto a riparare se non addirittura ricomprare le reti distrutte da questi animali marini che, probabilmente, sono costretti ad avvalersi di queste tecniche a causa della scarsità di pesce presente. «Adesso tutte le barche si fermeranno - spiega il presidente dell’associazione piccola pesca Aurelio Pennisi - Perché le reti sono tutte da buttare. Questi feroni costeggiano le reti e per ogni pesce attaccato ad esse mordono e strappano. Quindi il pescatore non ha la possibilità di ripararle perché ci vuole tempo. Tutti i giorni qualcuno rientra dopo la pesca con le reti distrutte, quindi siamo fermi. La zona va da Talamone fino all’Argentarola, in pratica in tutto il golfo davanti a Porto Santo Stefano. Alcuni pescatori avevano anche le reti nuove, si parla di centinaia di metri di tramagli che adesso sono inutilizzabili. Per alcuni pescatori, che con i tramagli prendono soprattutto naselli, triglie, merluzzi, sugarelli e sogliole, questa è l’unica fonte di sostentamento».
Ma esiste una soluzione, oltre a quella di tenere le barche in banchina? L’Argentario si trova nel santuario dei mammiferi marini e, in ogni caso, tali specie sono protette. Non potendole cacciare i pescatori chiedono un aiuto alla Regione «per l’acquisto di dissuasori acustici, che costano cari e non c’è la possibilità di comprarli a causa anche delle perdite derivate dalle reti danneggiate. Non sappiamo più come fare, siamo costretti a fermare le barche» «Io quest’anno ho preso 5mila metri di reti - aggiunge un altro pescatore, Michele Pennisi - e ora sono tutte da buttare. Si parla di 4-5mila euro persi solo per quelle. In questa zona ci sono tanti branchi di questi cetacei».
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