Il Tirreno

Grosseto

Franci: «Qui non vogliamo geotermia»

di Fiora Bonelli
Franci: «Qui non vogliamo geotermia»

Il sindaco di Castel del Piano è critico sul Progetto Amiata e chiede a Rossi di coinvolgere tutti i primi cittadini

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CASTEL DEL PIANO. «Visto che all’incontro di Firenze di due giorni fa, tra il governatore della Toscana Enrico Rossi e sei sindaci dell’Amiata si è parlato di dichiarazione di stato di crisi dell’Amiata tutta, senza che tutti i sindaci fossero invitati, e visto che a questo incontro si è data parecchia enfasi, zitti non si può stare ed è bene chiarire le questioni».

Il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci, all’indomani dell’incontro da cui è uscito che il perno attorno a cui dovrebbe ripartire l’Amiata, sarebbe la geotermia a bassa e media entalpia, avanza osservazioni. «Dico subito che la riunione era incentrata sulla gravissima crisi che ha investito la Val di Paglia, col fallimento di Floramiata e la chiusura di molte aziende nate decine di anni fa nell’operazione progetto Amiata, come risposta alla chiusura delle miniere. Visto che la Regione ha giustamente accolto la richiesta dei sindaci del versante senese e grossetano di dichiarare lo stato di crisi per tutta la montagna, ritengo indispensabile aprire quanto prima un tavolo a cui siedano tutti i sindaci dell’Amiata e non solo quelli dei comuni ex minerari. Noi a quella riunione, non eravamo stati invitati. Perché, se lo fossimo stati, avrei ribadito la mia visione delle cose».

E Franci illustra quale. «Vi sono ancora due Amiate. Quella legata all’attività economica delle miniere di mercurio e quella dalle Aiole in giù dove l’economia si è sviluppata con la qualità dell’agricoltura, con la rete di artigiani e piccoli imprenditori, dove ci sono stati investimenti importanti anche nell’area della meccanica. Dire che la leva della resurrezione dell’Amiata nel suo complesso sia la geotermia è dare una risposta improvvisata e sbagliata».

Gli sconti sull’elettricità vanno bene ma il ragionamento è più complesso. Che fine fa il distretto dell’agroalimentare? E quello della meccanica? E la pelletteria? Santa Rita e Orcia 1 sono dentro l’area di crisi? Per farci «è una mossa azzardata in un’ottica parziale quella che vede le strategie di sviluppo nella geotermia. Se vogliono fare una centrale in Val di Paglia per la ripresa, nulla questio se istituzioni e cittadini concordano. Ma qua da noi, dove l’economia è legata alla piccola imprenditoria e all’agricoltura, non è proprio il caso di venire a costruire altre centrali».

Franci ha però una richiesta per Enel: trasferire il lavoro ad aziende del luogo con canali preferenziali per i servizi, gli appalti, i pezzi tecnologici di cui abbisogna. Bisogna creare un’imprenditoria duratura, legata ai bisogni del territorio e non fare gli stessi errori che furono compiuti col primo progetto Amiata, quando, dopo aver messo in atto alcuni progetti, se ne dovettero aggiungere altri, perché, ad esempio, ci si era scordati della forestazione».

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