Il Tirreno

Grosseto

Pali e reti da beach Regole incerte e balneari nel caos

di Elisabetta Giorgi
Pali e reti da beach Regole incerte e balneari nel caos

Per campi sportivi e giochi sulla sabbia spunta l’ipotesi di chiedere un permesso paesaggistico alla Soprintendenza

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GROSSETO. Campi sportivi in spiaggia. Serve un’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza per appoggiare sulla sabbia reti e pali di una struttura temporanea da beach tennis o volley, e giochi per bambini? Sì, no, ni, forse.

L’ipotesi è spuntata in questi giorni come una doccia fredda alla vigilia della stagione turistica mandando in subbuglio gli stabilimenti balneari della costa grossetana, ma nulla è certo al riguardo. Tra Comune e gestori sono in corso riunioni per chiarire meglio il tutto e in particolare l’orientamento della Soprintendenza entro un quadro normativo in vigore da tempo (e che non è cambiato).

Regole da capire (e interpretare). Tutto è disciplinato dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio negli articoli 146 (autorizzazione paesaggistica) e 149 (interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica). La ratio della norma è che «i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili o aree di interesse paesaggistico, tutelati dalla legge, non possono distruggerli né introdurre modifiche che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto della protezione». Ciò che reca modifiche deve rientrare nella necessità di un’autorizzazione insomma. E questa normativa è in vigore da anni. In passato per piantare reti e pali non serviva un permesso del genere; ma allora cos’è successo?

La Soprintendenza. In questi giorni è arrivata al Comune di Grosseto, dalla Soprintendenza alle Belle arti e al paesaggio delle province di Siena, Grosseto e Arezzo, una lettera che - come spiegano alcuni balneari - smuove le acque perché «mette per la prima volta in dubbio quali sono le installazioni possibili in spiaggia che finora non hanno avuto necessità dell’autorizzazione paesaggistica». Non facendo la lettera un elenco preciso al riguardo (salvo escludere dalla paesaggistica i soli ombrelloni...), i dubbi di balneari e Comune si sono appuntati su ciò che in maniera consuetudinaria è stato finora installato senza bisogno di un permesso del genere ma solo presentando una carta all’ufficio demaniale. Il punto vero di incertezza sono le reti che delimitano i campi sportivi e gli eventuali giochi di grosse dimensioni e che, col tempo, hanno preso sempre più piede, in varie forme e dimensioni, diventando oggi elementi assai diffusi in spiaggia. “Modificano” eventualmente il paesaggio? Dipende tutto da cosa viene piantato sulla sabbia in base a tipologie, dimensioni etc. E su questo, come spiegano il Comune e gli imprenditori, si tratta di confrontarsi con Siena per «distinguere bene i confini tra quel che rientra nella 149 e ciò che non vi rientra», ovvero tra ciò che è escluso da un’autorizzazione paesaggistica e ciò che non lo è. Sono in corso quasi tutti i giorni incontri tra Comune, associazioni di categoria e balneari.

Balneari nel caos. Non avendo ancora certezza sui permessi che servono, i balneari intanto non sanno cosa fare. Montare le reti o no? Qualcuno l’ha fatto appigliandosi al fatto che non c’è nulla di formale; altri non hanno montato nulla temendo che possa spuntare da un momento all’altro la necessità di un’autorizzazione e si debba rismontare il tutto onde non incorrere in violazioni. Ma allora in passato era tutto illecito? «Stiamo lavorando con la massima collaborazione tra tutti gli enti per capire bene la faccenda - spiegano i balneari - sperando che non si aggiunga nuova burocrazia al nostro settore. L’assessore Giancarlo Tei si è fatto carico di inoltrare questi specifici quesiti alla Soprintendenza».

Il Comune media. «Comprendiamo i problemi degli operatori - conferma l’ente - Faremo conferenze di servizi e nuovi incontri con Siena per avere un parere preciso».

Ascom prudente. «Abbiamo deciso di non prendere posizione finché non sarà fatta chiarezza - dice Ascom che ha partecipato alle riunioni - Bisogna distinguere bene una giustissima tutela ambientale da un eccessivo carico burocratico e da un impatto paesaggistico. Su tutto ciò, noi sindacati siamo uniti nell’interesse dei balneari».

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