Sicurezza
Stalking, professionista ai domiciliari
Violato il divieto di avvicinamento: la vittima lo ha querelato perché le ha lampeggiato dall’auto e ha urlato il suo nome per strada
GROSSETO. L'attrazione fatale lo ha messo nei guai più di una volta. E a nulla sono serviti gli ammonimenti e i provvedimenti giudiziari se adesso per lui sono stati di nuovo disposti gli arresti domiciliari per stalking.
Non può fare a meno di lei questo professionista quasi cinquantenne, sposato, che ha vissuto per qualche tempo una relazione con una commessa. Che ha poi deciso di farla finita. Un rapporto tormentato, non semplice, ricco di contraddizioni. Lui ha ricevuto il divieto di avvicinarsi a lei ma non l'ha rispettato. E gli appostamenti si contano numerosi. Non l'ha rispettato nemmeno l'altra settimana, quando l'ha affiancata in auto e l'ha superata. E lei, che aveva una telecamera installata sulla propria vettura, l'ha immortalato. E l'ha querelato. Anche se può darsi che sia stato un caso fortuito (l'uomo era insieme alla moglie), il giudice Marco Bilisari ha disposto un aggravamento della misura iniziale, quella appunto del divieto di avvicinamento. Così ieri mattina verso le 8 i carabinieri della Procura sono andati a cercarlo: a casa non c'era, è stato trovato al lavoro. I militari lo hanno accompagnato in via Monterosa e qui gli è stata notificata l'ordinanza di sostituzione della misura. Poco dopo le 9 era di nuovo a casa, ai domiciliari.
«Una persona incapace di porre un freno ai propri impulsi»: così lo descrive il gip, riassumendo il comportamento degli ultimi giorni. Oltre all'affiancamento in auto del 10 maggio, ci sono anche altri tre episodi, nei giorni precedenti: l'uomo aveva cercato di mettersi in contatto con la donna, lampeggiando con i fari della sua auto dopo averla incrociata (è avvenuto in due occasioni) e pronunciando ad alta voce il suo nome mentre lei camminava per strada. E ciò è avvenuto a ridosso dell'udienza preliminare di qualche giorno fa - rinviata a giugno - in cui il professionista deve rispondere di stalking, appunto, e di ingiurie, per episodi risalenti al 2015. È in quella sede che è stata avanzata la richiesta di aggravamento della misura. La difesa ha replicato ma il gip ha ritenuto che le eventuali incongruenze non inficiano la versione della persona offesa, che invece avrebbe manifestato solo il desiderio di metterci una pietra sopra. E poiché già in occasione della precedente restrizione ai domiciliari l'uomo si era comportato correttamente, ecco che il giudice ha disposto di nuovo la medesima misura. Con la speranza che da questa volta in poi prevalga quel senso di responsabilità che è finora mancato e che ha fatto ricadere di nuovo l'uomo nel medesimo comportamento.
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